In Parlamento si lavora per abolirlo. E ora il Cnel sforna leggi a raffica. In arrivo in Aula la riforma costituzionale M5S-Lega. Mentre l’ente vuole un altro organo al suo interno

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Sarà semplicemente un caso ma, appena è approdata a Palazzo Madama la riforma costituzionale che prevede l’abolizione del Cnel, l’ente presieduto da Tiziano Treu ha cominciato a “sfornare” disegni di legge, uno dei compiti – forse il più importante – in capo al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Le date sono eloquenti: il 5 marzo viene presentato al Senato il disegno di legge che prevede l’abolizione dell’articolo 99 della Costituzione (quello che, appunto, istituisce il Cnel) ed esattamente un mese dopo, il 5 aprile, vengono depositati due ddl da parte del Consiglio Economia e Lavoro, cui seguono, il 16 maggio, altri due disegni di legge identici presentati a Montecitorio. Coincidenze curiose che rivelano un lavoro forsennato (almeno nella presentazione dei ddl) proprio in coincidenza con la discussione in Parlamento della proposta che abolirebbe l’ente. Specie se si precisa che prima di questi 4 disegni di legge, in un anno e mezzo di legislatura, nessuna proposta di legge era arrivata in Parlamento.

IL COMITATO. Ma a questo punto andiamo a vedere i due ddl presentati. Il primo mira alla istituzione di un “Codice unico dei contratti collettivi nazionali di lavoro”, proposta su cui effettivamente anche la maggioranza sta ragionando, specie in virtù del salario minimo. Il secondo è ancora più interessante: “Istituzione del Comitato nazionale per la produttività presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”. In pratica l’idea, lanciata dal Cnel, è istituire un comitato interno allo stesso Cnel, nonostante la proposta di abolire proprio il Cnel. Sembrerebbe una super-cazzola, ma non lo è. La ragione di tale incursione dell’ente deriva dal fatto che – come specificato nella relazione tecnica al ddl – il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione (e dunque non vincolante) con la quale “richiedeva ai singoli Stati membri di costituire al proprio interno, entro il 20 marzo 2018, un comitato nazionale per la produttività con l’obiettivo di analizzare e valutare la produttività e la competitività del sistema produttivo nazionale”.

La raccomandazione risale al 2016 e, nonostante sia “scaduta” nel 2018, il Cnel ha pensato bene di usarla per farne oggi, a tre anni di distanza, un punto di forza. In effetti c’è da dire che ben 10 Stati europei hanno creato un ente per la produttività, mentre altri 7 hanno nominato come comitati organismi già esistenti e altri 6 li hanno creati ex novo ma appoggiati a strutture già esistenti. Questa la ragione per cui il Cnel chiama alle armi l’Italia. E dove potrebbe nascere tale comitato? Poiché nella raccomandazione Ue si specifica che i comitati “dovrebbero avere autonomia funzionale nei confronti di qualsiasi autorità pubblica”, l’idea è, come detto, di istituirlo all’interno del Cnel stesso. Con la conseguenza inevitabile, nell’eventualità (remota) che la proposta veda la luce, che l’organo stesso sopravviverebbe ancora una volta all’abolizione.

VENTO D’EUROPA. Nel frattempo il Cnel ha mosso i piedi per rivoluzionare non solo l’Italia, ma pure l’Europa. Il Consiglio ha infatti presentato un manifesto per rilanciare l’Ue. Tra le 10 proposte si chiedono più investimenti, l’aumento graduale di risorse dell’Ue al 3% del Pil per progetti comuni su priorità economiche. E, ancora, il reddito minimo e la gestione comune delle migrazioni. Proposte in linea con quelle delle due forze di maggioranza. Che quasi viene il dubbio qualcuno voglia ingraziarseli.

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