In Parlamento tregua dopo la tempesta

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di Lapo Mazzei

Da una parte c’è l’attivismo, quasi frenetico, di Matteo Renzi che vuol chiudere la partita il prima possibile e il con minor numero di danni collaterali. Dall’altra ci sono i grillini che sognano di affossare l’Italicum e i sogni di gloria della nuova coppia di fatto della politica italiana Renzi-Berlusconi. Nel mezzo, non senza una certa sorpresa, si è piazzata la presidente della Camera Laura Boldrini, a corto di ossigeno e in deficit di idee. L’assalto dei grillini, la sconfessione trasversale dell’aula circa il suo operato e la necessità di recuperare l’immagine persa, hanno indotto la boldrinova a frenare la corsa della nuova legge elettorale. L’esame della riforma, infatti, riprenderà in Aula alla Camera solo l’11 febbraio e non subito come volevano gli estensori del testo. Roberto Speranza, capogruppo del Pd, aveva chiesto che la discussione ripartisse già martedì, ma ha trovato nella conferenza dei capigruppo solo la sponda di Forza Italia, con Renato Brunetta. Gli azzurri hanno la stessa fretta di Renzi, anche se per ragioni diverse. «Forza Italia avrebbe voluto calendarizzare il dibattito sulla legge elettorale alla Camera dei deputati già la prossima settimana, a partire dal 4 febbraio, e per questo mi sono battuto nella conferenza dei capigruppo – spiega Brunetta – ma questa mia posizione è stata sostenuta solo dal Partito democratico, e dunque non essendoci la volontà dei 3/4 dei componenti, la presidente Laura Boldrini ha deciso, anche in ragione dei decreti in scadenza, di fissare la data del dibattito sulla legge elettorale per l’11 febbraio. Il rischio concreto – sottolinea il capogruppo di Forza Italia – è quello di un ulteriore rinvio, anche oltre il termine indicato dalla presidente Boldrini, se il Movimento 5 stelle dovesse adottare una strategia di ostruzionismo durante i lavori della prossima settimana».

Il patto fa bene ai sondaggi
Chissà se le truppe d’assalto grilline gradiranno queste due settimane di dilazione, tenuto conto che l’Italicum, alla fine, non penalizzerà affatto il Movimento cinque Stelle. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, la guerriglia parlamentare dei giorni scorsi innescata dai pentastellati sul decreto Imu-Bankitalia – e sfociata in risse, offese e scontri fisici – in realtà aveva come obiettivo proprio la nuova legge elettorale. Stando ad alcuni sondaggi, l’intesa sulla legge elettorale favorirebbe Partito Democratico e Forza Italia. Nella rilevazione Ixé, diffusa ieri mattina dal programma di Rai Tre Agorà, il partito guidato dal sindaco di Firenze continua a crescere (+0,3%), confermandosi primo nelle intenzioni di voto con il 31,4% dei consensi. Guadagna mezzo punto anche Forza Italia (che segue al 22,8%) mentre cala il Movimento 5 Stelle (-0,7%), che si attesta al 21,1%. Verosimile ma non vero, visto che altre rilevazioni danno i grillini stabili attorno al 25%. Dunque terza forza con ampio margine. Per questa ragione lo stesso Beppe Grillo ha tranquillizzato tutti: i suoi sondaggi confermerebbero che il Movimento tiene. Dunque, state calmi se potete.

Primi passi
Nel frattempo tra polemiche, accordi contrastati, ingiurie, insulti e spintoni, l’Italicum è a approdato nell’aula di Montecitorio per essere sottoposto all’esame della Camera. Lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità è stato superato e nonostante la maggioranza alla fine abbia mostrato di aver tenuto, nel voto segreto sono spuntati a poco più di 20 franchi tiratori. Già, perché tabulati alla mano, sono tra i 21 e i 30 i deputati che, nel segreto dell’urna, hanno votato per bocciare la legge elettorale, in dissenso rispetto al proprio gruppo. Il Rottamatore ha fatto finta di nulla: «Bene, abbiamo tenuto, ora avanti, si fa». Che la si faccia è probabile. Certo è che tavolo “pesano”, e non poco, i 370 emendamenti depositati in aula alla Camera al testo base sulla legge elettorale. Le proposte di modifica sono praticamente tutte dell’opposizione (M5s, Sel, Fdi, Lega) e dei partiti più piccoli della maggioranza (Scelta civica, Per l’Italia, Ncd). Pd e Forza Italia hanno invece depositato emendamenti che formalizzeranno il nuovo accordo raggiunto tra Renzi e Berlusconi (soglia del premio di maggioranza al 37%; soglia di sbarramento 4,5%; delega al governo per la definizione dei collegi; limitazione delle candidature multiple; più la cosiddetta norma Salva-Lega targata Fi).