In piena emergenza Coronavirus l’Ue ci elogia e poi ci stanga. Multa da 7,5 milioni dalla Corte europea per gli aiuti agli alberghi sardi

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Con una mano dà, con l’altra prende. L’Europa è fatta così, e se da una parte abbiamo assistito l’altro ieri all’accorato messaggio della presidente della Commissione Ursula von der Leyen che, con la sua messa in piega impeccabile, il maglioncino rosa tenue e il suo italiano perfetto, ci ha assicurato che “l’Europa soffre con l’Italia” e rassicurato che “in questo momento in Europa siamo tutti italiani”, ci ha pensato la Corte di Giustizia dell’Unione europea a riportarci con i piedi per terra. In piena emergenza sanitaria (ed economica) l’organismo che ha il compito di garantire l’osservanza del diritto comunitario, ha pensato bene di condannarci ad una multa di 7,5 milioni di euro per non aver recuperato integralmente degli aiuti di Stato concessi al settore alberghiero sardo nel 2008. Aiuti ritenuti illegittimi perché “causa di distorsioni del principio di concorrenza interno al diritto dell’Ue”.

E non è finita qui: complessivamente, oltre ai 7,5 milioni, si sommeranno ulteriori 80 mila euro al giorno di penali fino al mancato recupero dei 13,7 milioni di aiuti concessi. Ulteriore aggravio che sicuramente farà lievitare la sanzione. Tutto questo, è evidente, accade in un momento in cui il settore alberghiero e turistico sta pagando pesantemente le ricadute dell’emergenza sanitaria ed economica che stiamo fronteggiando. Un tempismo “perfetto”. Oltre al danno la beffa di una vicenda che non è ormai datata a dodici anni fa ma che è frutto di una normativa risalente addirittura al 1998, in base alla quale le strutture ricettive sarde ottennero una serie di finanziamenti dallo Stato italiano.

Nel 2008 la a Commissione stabilì che una parte di questi aiuti, i 13,7 milioni già menzionati andassero recuperati dai beneficiari, ossia dagli imprenditori che ne avevano beneficiato. Cosa che l’Italia ha fatto solo in parte – dato anche il tempo trascorso dall’erogazione dei contributi sotto accusa – nonostante nel 2012 la stessa Corte Ue avesse già fatto pressioni sul nostro Paese stabilendo che non si fosse fatto abbastanza per mettersi in regola. Nel 2019 si riesce comunque a recuperare l’89% dell’importo totale in conto capitale e maggiorato degli interessi, la Commissione però non sente ragioni e chiama ancora in causa la Corte, che ha ritenuto “adeguato infliggere all’Italia sanzioni pecuniarie sotto forma di una penalità e di una somma forfettaria”.

I conti sono presto fatti: si dovranno pagare 7,5 milioni di euro di multa a fronte di una somma che non è riuscita a recuperare dagli albergatori sardi pari a circa 2 milioni. Ma da Lussemburgo, sede dell’istituzione, ritengono che l’entità della multa sia giustificata dal fatto che il Pil dell’Italia, pur essendo “diminuito durante il 2008, il 2009, il 2012 e il 2013”, adesso sia “in aumento dal 2015”. I burocrati della Commissione europea che hanno avviato la procedura d’infrazione contro l’Italia e i giudici della Corte di giustizia non potevano certo prevedere che la multa arrivasse in un momento del genere, in piena emergenza da Coronavirus ma le parole della Von der Leyen pronunciate mercoledì da Bruxelles “Italia, l’Europa è con te: non ti lasceremo sola” oggi assumono sicuramente un sapore diverso. Grazie, ce ne siamo accorti che l’Europa “c’è”.