In vigore il nuovo Dpcm. Via alle zone rosse, arancio e gialle. Misure differenziate in base alla curva dei contagi. Interventi obbligati del Governo nell’inerzia delle Regioni

di Clemente Pistilli
Politica

Da oggi è in vigore il nuovo Dpcm, con l’Italia divisa in tre zone in base al numero dei contagi, e un nuovo lockdown, seppure soft, in alcune Regioni è realtà. Una scelta dolorosa ma necessaria davanti alla seconda ondata del Covid quella compiuta dal Governo. “La situazione pesa per territori già profondamente colpiti ma non bisogna perdere il senso di unità”, ha dichiarato il premier Giuseppe Conte. Oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza, riferirà inoltre in Parlamento in merito ai criteri scelti per la definizione delle tre aree a rischio previste dall’ultimo decreto e ha invitato le Regioni a non ignorare la gravità della situazione. Ma per tutta risposta i governatori, che dalla scorsa primavera ad oggi non sono riusciti a programmare una risposta adeguata da parte delle strutture sanitarie alla prevista seconda ondata, hanno continuato a polemizzare e a sparare su Palazzo Chigi.

IL PUNTO. Il ministro Speranza ha definito surreale che alcune Regioni, anziché assumersi la loro parte di responsabilità, facciano finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. “Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili”, ha detto. In zona rossa, dove c’è un sostanziale lockdown, sono finite Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, in zona arancione Puglia e Sicilia e in zona gialla tutte le altre. Per tutti coprifuoco dalle 22 alle 5 fino al prossimo 3 dicembre, didattica a distanza per le scuole superiori, musei e sale bingo chiusi, mostre e concorsi pubblici e privati sospesi e capienza al 50% sui mezzi pubblici di trasporto. Nelle zone arancioni inoltre chiusi bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. Ma i governatori non rinunciano alla perenne campagna elettorale.

SOLITO SCARICABARILE. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha contestato la metodologia con la quale la sua Regione è stata relegata tra quelle che subiranno le maggiori limitazioni. “L’ultima valutazione della Cabina di Monitoraggio del Cts con l’analisi dei 21 parametri – ha affermato – risale a circa 10 giorni fa”. La zona rossa per lui è uno “schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi”. Gli ha fatto eco il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. Ancor più duro il governatore siciliano Nello Musumeci: “Eravamo assolutamente convinti che saremmo stati inseriti nella fascia gialla, altre regioni che potevano stare al posto nostro e questo alimenta sospetti. Tutte le zone penalizzate sono regioni che appartengono al centrodestra: non ho la certezza, ma il sospetto sì”. “Impugneremo la nuova ordinanza del ministro della salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”, ha affermato il presidente facente funzioni Nino Spirlì.

E ieri a Cosenza mille persone hanno manifestato per protestare contro il Dpcm e la gestione della sanità nella regione negli ultimi anni. I 21 indicatori utilizzati per avere una panoramica tecnica su quanto sta avvenendo in Italia in termini di contagio da coronavirus, per i pentastellati, sono invece dati oggettivi e non scelte arbitrarie prese per simpatia o antipatia, parametri che servono a tutelare la salute dei cittadini, contenuti in un decreto ministeriale di fine aprile scorso di cui i governatori sono perfettamente a conoscenza. “Anziché attaccare il governo pensassero a cosa hanno fatto, spieghino ai cittadini come mai le loro Regioni sono in zona rossa”, specificano sul Blog delle Stelle.