Ignazio Marino a un passo dalle dimissioni. Due assessori e il vicesindaco lasciano l’incarico. E Pd e Sel sono pronti a sfiduciarlo

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Riunione fiume nell’ufficio di Ignazio Marino. Ci sarebbero tutti i suoi più stretti collaboratori. E sul piatto ci sono le dimissioni. Un passo che appare ora inevitabile per il sindaco di Roma. Il clima è insostenibile e così, senza la fiducia, né del Pd né dei suoi, è impossibile andare avanti. Ora sono due le strade possibili: o il sindaco si dimette o il Pd lo sfiducerà in Aula. Nel frattempo le dimissioni le hanno rassegnate il vicesindaco, Marco Causi, l’assessore ai Trasporti, Stefano Esposito e quello al Turismo, Luigina Di Liegro.

NEGA E DONA 20 MILA EURO AL CAMPIDOGLIO
Se non è una confessione poco ci manca. Perché l’ultima uscita del sindaco di Roma, Ignazio Marino, segna una sorta di autogol clamoroso. In sintesi il primo cittadino continua a negare di aver utilizzato soldi pubblici per un uso personale, ma fa sapere che donerà 20mila euro al Campidoglio. “In questi due anni ho speso con la carta di credito messa a mia disposizione dal Comune meno di 20.000 euro per rappresentanza, e li ho spesi nell’interesse della città. E’ di questo che mi si accusa?”, afferma Marino, “Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome”. Ma se li ha spesi giustamente perché ora vuole restituirli?

L’ACCUSA
Uno dei titolari della Taverna degli amici, ristorante in piazza Margana e a poco più di cento metri dalla scalinata del Campidoglio, ha smentito apertamente Ignazio Marino. Nel mirino una cena del 27 luglio 2013. In quell’occasione Marino ha pagato con la carta di credito 120 euro. Ma, Maurizio, il proprietario del locale, ha ricordato con precisione l’etichetta del bianco che ha servito e a La Repubblica ha raccontato: “Mi ricordo pure quello che ha preso. Il vino mi ricordo. Una bottiglia da 55 euro. Era uno Jermann vintage tunina”.

SBUGIARDATO
La nota allegata alla ricevuta spiega che il sindaco ha cenato alla Taverna degli amici con un rappresentante della World health organization. Ma il ristoratore è sicurissimo che avesse cenato con la moglie. Se lo ricorda persino il cuoco. “Se c’è una spesa intestata al Comune, ci dovrebbe essere anche una fattura – ha spiegato Maurizio – dovrei vedere la ricevuta. Fammela vedere. Ecco il vino: 55 euro. Coperto per due, è scritto sulla prima riga della fattura. E l’unica volta che ho visto Marino in questo ristorante era con la moglie, era seduto a quel tavolo là (il proprietario del ristorante indica un tavolino all’aperto, protetto da un dehors e una siepe verde, ndr)”. Poi continua: “Mi ricordo anche che a prenotare nel pomeriggio è venuta proprio la moglie del sindaco. Non ha chiamato al telefono, è venuta di persona. Quando ha detto ‘Marino per due’, ho pensato subito ‘sarà la moglie del sindaco’. Infatti era lei, passava di qua e si è fermata per prenotare”.

IL TRATTAMENTO
Il titolare della Taverna degli amici si ricorda molto bene dell’etichetta di vino ordinata dal sindaco perché “non è una bottiglia da tutti”. “Non si bevono tutti un vino da più di 50 euro – ha raccontato ancora a Repubblica – è un bianco, un vino importante. Non è tra i più costosi in assoluto, certo, ma vintage tunina è un vino buono. La Jermann poi fa tutte ottime bottiglie. È il penultimo in ordine di costo. C’è una bottiglia da 25, poi da 55 euro. E poi i prezzi salgono. Quando mi hanno detto che qualcuno lo aveva ordinato, ho chiesto subito ‘per chi è ‘sto vino?’. Poi ho pensato ‘hai capito come si tratta il sindaco?’. Me lo ricordo come se fosse oggi”.

NUOVE OMBRE
Intanto la Procura chiederà al Campidoglio tutta la documentazione relativa all’utilizzo della carta di credito assegnata al sindaco Ignazio Marino per il rimborso delle spese di rappresentanza. Il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il pm Roberto Felici vogliono capire quanto siano fondati gli esposti presentati da ‘Fratelli d’Italia’ e dal Movimento 5 Stelle. Al centro dell’indagine anche l’aumento del massimale, da 10 mila a 50 mila euro, del plafond della carta. Insomma, l’operazione trasparenza del sindaco non è servita, quindi, a granché.