Norman, tre italiani tra le vittime. Ma per la Procura mancano all’appello ancora 179 persone

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Tre italiani tra le vittime del disastro della Norman. Sono stati riconosciuti dai familiari i corpi di due dei tre camionisti campani che erano sulla Norma Atlantic. Gli uomini della capitaneria di porto hanno mostrato ai parenti dei camionisti dipendenti dell’azienda campana Eurofish  – racconta uno dei familiari arrivati a Bari già ieri – le foto di due corpi recuperati in acqua non lontano dal traghetto andato in fiamme. I tre, secondo una ricostruzione della capitaneria, sono stati i primi a salire sulla scialuppa, e per almeno un’ora e mezzo sono stati in balia delle onde. Che siano però tre le vittime italiane lo conferma la Guardia Costiera con un tweet.

Il tempo passa e la conta dei morti dunque, inevitabilmente e drammaticamente, continua a salire. E così i corpi senza vita recuperati dal traghetto in fiamme a circa 39 miglia da Otranto e 13 da Valona sono dieci.  Tutti gli altri passeggeri (427 persone erano partite dalla Grecia alla volta di Ancona) sono per fortuna stati tratti in salvo. Ma oggi è il giorno delle ricostruzioni. Soprattutto tramite le parole dei poveri sventurati e dei soccorritori. A cominciare dal comandante della nave, il generale Argilio Giacomazzi, l’ultimo a lasciare la nave. E già, non a caso, ribattezzato l’anti-Schettino.

MORTI DUE MARINAI ALBANESI NELLE OPERAZIONI DI TRAINO

All’elenco delle dieci vittime accertate, però, ora vanno aggiunti anche due marinai albanesi, che si trovavano a bordo di un rimorchiatore, morti durante le manovre per l’aggancio del Norman, al largo di Valona: lo hanno confermato fonti del ministero albanese della Difesa. Un altro membro dell’equipaggio sarebbe rimasto gravemente ferito. Intanto il Norman Atlantic è stato rimorchiato da un mezzo navale albanese verso Valona. Al seguito ci sono anche i rimorchiatori italiani della famiglia brindisina Barretta. Quest’ultima è stata delegata dalla procura di Bari, in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, di eseguire il sequestro della nave e di occuparsi della custodia giudiziale della imbarcazione. Il custode nominato è Francesco Barretta

L’ALLARME
Il traghetto Norman Atlantic, partito da Patrasso e diretto ad Ancona aveva lasciato il porto di Igoumenitsa, di fronte all’isola di Corfù e navigava 33 miglia nautiche al largo della piccola isola di Othonoi quando ha preso fuoco alle 4.30 del mattino di due giorni fa, per cause ancora da accertare. Il segnale di soccorso è stato inviato subito. Il capitano, Argilio Giacomazzi ha ordinato l’evacuazione ma le condizioni meteo – le acque dell’Adriatico molto mosse, con il vento a 50 nodi, mare forza 8 e onde alte 5 metri – hanno reso gli aiuti particolarmente complicati. Immediato, però, è stato l’intervento di motovedette ed elicotteri della Marina Militare, mentre il comandante e le 56 persone di equipaggio tentavano di domare le fiamme divampate nel garage dove erano stipati oltre 200 automezzi, tra camion e auto.

VITTIME E DISPERSI
Decine le persone che, prese dal panico, si sono gettate in mare. Sono state salvate dalla Marina Militare, cinque alla volta. Dalla ricostruzione dei presenti, però, alcuni che si sono gettati non ce l’hanno fatta. Tra costoro, Georgios Douli. “Eravamo sullo scivolo della nave – ha detto la moglie Teodora dall’ospedale di Galatina, dove si trova – lui era davanti, io dietro. A un certo punto è rimasto impigliato ad un telo di plastica. Alla fine siamo scesi, sia io che mio marito, in acqua. C’era una nave ma era troppo lontana per poterci soccorrere. Siamo rimasti così più di quattro ore, nuotavo, per fortuna non avevo gli stivali. A mio marito usciva sangue dal naso, forse perché aveva battuto la testa alla nave. A un certo punto – ha continuato – è arrivato un soccorritore. Ma mio marito è morto tra le sue braccia”. Ma il figlio della vittima, Labros, accompagnato all’obitorio dell’ospedale Perrino di Brindisi, non ha riconosciuto la salma. Per lui si è ora riaccesa la speranza che il padre sia ancora vivo e si trovi tra le persone soccorse. Stando ai racconti dei superstititi, tutte le dieci vittime si sarebbero gettate in mare per cercare una via di fuga.

CAOS  SUI DISPERSI

Ora il rischio è che il numero continui a salire. Sono 38 i dispersi per la stampa greca. Un dato, però, ancora non confermato dalle autorità italiane. La conta è sempre più difficile dato che pare che tra i 427 salvati, ben 80 non erano nelle liste (molti erano clandestini). Tutto questo rende le ricerche decisamente più problematiche. Le autorità dunque non sanno quantificare quante potrebbero essere le persone disperse nel naufragio di domenica del traghetto Norman Atlantic. Se i passeggeri in lista sono 478, di cui 10 sono morti e 427 sono stati portati in salvo, sul numero delle persone disperse lo stesso ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, citato dalla Bbc, ha ammesso che i circa 30-40 dispersi di cui si parla potrebbero in realtà essere di più a causa di errori nella lista dei passeggeri. “Non possiamo dire quante persone mancano all’appello. Per questo stiamo continuando a cercare, perché non conosciamo il numero esatto”, ha dichiarato. E intanto il Procuratore di Bari Giuseppe Volpe ha ammesso che non si hanno ancora notizie di ben 179 persone. E non è detto che altre vittime siano rimaste nel relitto.

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