Caso Consip, Tiziano Renzi interrogato per tre ore. E in trincea va Matteo: “I processi non si fanno sui giornali”

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Più di tre ore è durato, a Roma, l’interrogatorio di Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Consip. Dopo essere stato ascoltato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, il padre di Matteo Renzi ha lasciato la Procura di Roma senza rilasciare dichiarazioni. Ma a dire qualcosa sono stati i suoi avvocati e soprattutto l’ex premier. “Questo di cui ci stiamo occupando è un classico, tipico, caso di abuso di cognome. Qualcuno, cioé, ha abusato del nome di Tiziano Renzi”, ha detto sarcasticamente il suo avvocato, Federico Bagattini, che poi ha aggiunto: “Tiziano Renzi non è mai stato in Consip e non ha mai preso un soldi”.

La trincea – A parlare più diffusamente, invece, è stato Matteo Renzi, durante una puntata di Otto e Mezzo. “Se c’è un parente di un politico indagato, in passato si pensava a trovare le soluzioni per scantonare il problema ed evitare i processi”, ha premesso l’ex premier. Che poi ha chiarito: “Io sono fatto in un altro modo, per me i cittadini sono tutti uguali. Anzi. Se mio padre secondo i magistrati ha commesso qualcosa, mi auguro che si faccia il processo in tempi rapidi”. E se è davvero colpevole, ha concluso, “deve essere condannato di più degli altri per dare un segnale, con una pena doppia”. Ma è chiara la delusione dell’ex premier, alimentata da un’inchiesta che piomba nei suoi paraggi proprio quando sta cercando di rientrare in gioco alle primarie del Pd. E infatti, sempre in tv, l’ex presidente del consiglio si è lasciato andare a uno sfogo: “Trovo questa discussione abbastanza surreale, dite ‘relazioni pericolose’, ‘travolgere’… Ma i processi non li fate voi sui giornali si fanno nelle aule del tribunale”. Certo è che ieri la geografia dell’inchiesta Consip ieri ha avuto due palcoscenici: Roma e Firenze. Nel capoluogo toscano i magistrati capitolini e napoletani hanno interrogato Carlo Russo, secondo le accuse uno dei facilitatori dell’immobiliarista Alfredo Romeo, nonché imprenditore farmaceutico indagato per traffico di influenze al pari dell’ex An Italo Bocchino (il consulente dello stesso Romeo). L’interrogatorio di babbo Renzi, invece, è andato in scena a Roma, negli uffici della procura, a Piazzale Clodio. Assistito dall’avvocato Federico Bagattini, il padre del premier è  stato sentito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, anche alla presenza del pm della Procura di Napoli Celeste Carrano.

L’altro fronte – A interrogare Russo, a Firenze, sono stati i pm Mario Palazzi (Roma) ed Henry John Woodcock (Napoli). Il suo interrogatorio è durato poco più di tre ore. Ai giornalisti e cameramen che, all’uscita, gli hanno chiesto una dichiarazione si è limitato a rispondere “Buona sera e buon lavoro”. Subito dopo, dai suoi legali, si è appreso che l’imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Intendiamo – hanno spiegato gli avvocati – far rispondere il nostro assistito quando saremo su un piano di parità, ossia quando avremo piena conoscenza degli atti. Ora abbiamo solo un decreto di perquisizione”. Renzi pater, dal canto suo, è stato interrogato a Roma in qualità di indagato per traffico di influenze illecite. Si tratta di un reato che punisce forme di remunerazione di illecite attività di mediazione.