Inchiesta sul caso camici, Fontana prosciolto dall’accusa di frode. Scagionati anche il cognato e gli altri tre indagati

Insieme al governatore della Lombardia, Luciano Fontana, sono stati prosciolti anche gli altri quattro indagati.

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è stato prosciolto dall’accusa di frode in pubbliche forniture nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto caso camici. Lo ha deciso il gup di Milano, Chiara Valori, con una sentenza di non luogo a procedere per il fatto non sussiste.

CONFERENZA STAMPA PRESIDENTE ATTILIO FONTANA

Insieme a Fontana sono stati prosciolti anche gli altri quattro indagati

Oltre a Fontana, sono stati con la stessa formula, scagionati anche il cognato e patron di Dama spa Andrea Dini, l’ex direttore generale di Aria spa Filippo Bongiovanni, l’ex direttrice degli acquisti di Aria spa Carmen Schweigl e il vicario del segretario generale di Palazzo Lombardia Pier Attilio Superti.

Ma per il gup non sarebbe stato commesso alcun illecito nella trasformazione, avvenuta nell’aprile del 2020, durante la prima ondata della pandemia, dell’accordo di fornitura da 513 mila euro di 75 mila camici e altri 7 mila dpi in parziale donazione dell’accordo tra la Regione Lombardia e la Dama Spa del cognato di Fontana.

Alla notizia del proscioglimento al presidente della Regione Lombardia “si è rotta la voce dalla commozione e ci ha ringraziato”, ha detto l’avvocato Federico Papa, co-difensore con Jacopo Pensa, dopo aver parlato al telefono con il governatore Fontana.

A dicembre (leggi l’articolo) la Procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia. Secondo il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e i pubblici ministeri Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas, appariva evidente l’esistenza di un “accordo collusivo intervenuto” tra Dini, patron di Dama spa, “e il cognato Fontana”, “con il quale si anteponevano all’interesse pubblico, l’interesse e la convenienza personali del Presidente di Regione Lombardia” che da “soggetto attuatore per l’emergenza Covid” si “ingeriva nella fase esecutiva del contratto in conflitto di interessi” sull’ormai nota fornitura trasformata in donazione.

Per i magistrati milanesi, la frode nella pubblica fornitura sarebbe stata messa in atto, si leggeva nella richiesta di rinvio a giudizio notificata a dicembre a Fontana e agli altri indagati, “allo scopo di tutelare l’immagine politica del Presidente della Lombardia, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dai rapporti di parentela” con il titolare di Dama spa, società di cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, aveva una quota del 10%.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:05
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