Incuria e pioggia, la Sardegna colpita e affondata

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di Monica Tagliapietra

Venti milioni di euro. Praticamente poco più di un milione a persona. Tanto vale per il governo la vita di un italiano. È il prezzo che lo Stato ha stabilito con il decreto di emergenza per l’alluvione che ha messo in ginocchio la Sardegna. Ventiquattro ore dopo la catastrofe, è questa la risposta più forte data dalle istituzioni. Intanto continua ad aggravarsi il bilancio del ciclone Cleopatra. La conta delle vittime è salita a 16, tra cui quattro bambini. La zona più colpita è quella attorno ad Olbia con 13 morti, tra i quali un’anziana signora nella sua abitazione.
Uccise anche madre e figlia che si trovavano a bordo di una Smart, travolta dalla furia dell’acqua, mentre altre tre persone sono morte dopo esser finite in una voragine con le loro auto, a causa del crollo di un ponte. Due le vittime a Nuoro, dove si cerca anche l’unico disperso. Un fuoristrada di servizio della polizia è caduto da un ponte danneggiato dalle inondazioni. Trasportava quattro persone, una di queste è morta, mentre gli altri tre poliziotti sono in gravi condizioni. Il mezzo stava attraversando il ponte per aprire la strada al passaggio di un’ambulanza. E una vittima nella provincia di Oristano. 2.700 poi gli sfollati e innumerevoli i danni. Strade interrotte, ponti venuti giù, case allagate, fiumi esondati. Sterminata un’intera famiglia di brasiliani residente ad Arzachena: il seminterrato nel quale abitavano è stato sommerso da tre metri d’acqua e tutti sono rimasti intrappolati morendo annegati.

Mai tanta acqua

Insomma la Sardegna è letteralmente affondata dall’alluvione. Il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha detto che sull’isola sono caduti 440 millimetri in 24 ore, cioè la quantità di pioggia che nel nostro Paese arriva in sei mesi. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ieri è volato a Olbia per portare la solidarietà del governo.

Lo Stato
Il premier ha voluto rassicurare la gente che la macchina dello Stato si sta attivando; sta partendo la catena di solidarietà, ha spiegato, attraverso assistenza alle famiglie bisognose, come abitazioni per chi non l’ha più, e la protezione civile si attiverà con cucine da campo. Sono oltre 600 gli interventi di soccorso dei vigili del fuoco. Quattro sezioni operative di vigili del fuoco sono partite dal Lazio e dalla Toscana per portare aiuto nelle operazioni di soccorso. L’Esercito, su richiesta delle prefetture competenti, ha messo in campo uomini e mezzi per concorrere alle operazioni di soccorso in Sardegna. Ma su tutto sono arrivate le prime polemiche. Sindaco e cittadini denunciano il mancato stato di allerta. Immediata la risposta della protezione civile, che ha sottolineato come il sistema di allerta nazionale ha fatto il suo dovere, emettendo nella giornata di domenica un avviso di criticità indirizzato alla Regione.

La solidarietà
Intanto davanti al disastro che ha colpito la Sardegna, si è messa in moto anche la macchina degli aiuti europei. Il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, ha parlato con il governatore della Regione, Ugo Cappellacci, per attivare al più presto possibile l’intervento del Fondo di solidarietà per le catastrofi naturali. Uno strumento già utilizzato per i terremoti in Emilia Romagna e in Abruzzo, nonché per le alluvioni in Liguria. E pure sul web e sui social è scattata la solidarietà, quella reale e pratica, con un’impressionante catena umana di aiuti. A Olbia l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino in coincidenza con i funerali delle vittime dell’alluvione, che si svolgeranno oggi pomeriggio. Intanto Cleopatra si sta spostando verso la penisola. La situazione è critica in Calabria, nel Crotonese e nel Catanzarese.

Piogge assassine, rare ma violente

Prima c’erano delle normali piogge, ora i nubifragi. Fino a qualche tempo fa c’era la calura estiva, ora l’emergenza siccità. Un clima cambiato, sostanzialmente impazzito, quello con cui sono ormai costretti a fare i conti gli italiani. Un clima che troppo spesso provoca disastri e uccide, come accaduto nelle ultime ore in Sardegna. “Gli studi ci dicono che sul Mediterraneo gli effetti dei gas serra sono l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni invernali – spiega Antonio Navarra, direttore della struttura ambiente dell’Istituto nazionale di vulcanologia e geofisica (Invg). Si registra meno pioggia nell’arco dell’anno, ma ne è aumentata l’intensità”. Il vecchio temporale diventa un ricordo. Non siamo più abi tuati all’ombrello e quando inizia a piovere non c’è più riparo che tenga. Al posto del normale acquazzone ci sono le bombe d’acqua, quelle che lasciano dietro solo morte e devastazione. Fare reale prevenzione ed evitare così tragedie del resto ancora non è facile. “I modelli a disposizione – sottolinea l’esperto – sono al limite. Indicano che i fenomeni sono più violenti, ma non hanno un’alta precisione”. La scienza può tanto, ma non tutto. Le polemiche che seguono ogni dramma su quel che poteva forse essere fatto e non è stato fatto ne sono l’esempio più evidente. Quanto accaduto in Sardegna non ha fatto in tale ambito la differenza. La politica di gestione del territorio fa poi il resto. Fiumi intubati, aree urbane impermeabilizzate, una rete di convogliamento delle acque piovane inadeguata ed edifici realizzati in aree a rischio idrogeologico peggiorano gli effetti di un clima giù difficile da domare. All’Ingv sembrano comunque spaventati più dalla siccità che dalla pioggia, da un fenomeno con effetti meno vistosi ma più distruttivo. “Il fattore di preoccupazione principale – dichiara Navarra – è che le precipitazioni sulla regione del Mar Mediterraneo diminuiscono. E quindi mettono sotto pressione la risorsa idrica che è già un fattore critico. Nei prossimi anni aumenterà la siccità. Quel poco di pioggia  che rimane si concentrerà in pochi elementi più violenti”. Tutto è collegato. E che nelle ultime ore ad essere devastata sia stata la Sardegna non sarebbe un caso. “L’isola – ricorda il direttore della struttura ambiente dell’Ingv – si trova vicino al Mar Ligure, dove ci sono più tempeste. Abbastanza facile pensare che sia più esposta”. Soluzioni nel cassetto intanto mancano.

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