Indagati a quota nove. L’inchiesta sui fiscalisti della Lega si allarga. Tre top manager nel mirino dei pm. Per tutti l’accusa è di peculato

di Nicola Scuderi
Cronaca

Sono giorni di fuoco per la Lega a causa dell’improvvisa accelerata dell’indagine sull’immobile di Cormano che, giorno dopo giorno, assomiglia sempre più al vaso di Pandora. Una vicenda imprevedibile e in cui stanno emergendo sempre più punti di contatto con l’inchiesta di Genova sui 49 milioni di euro spariti nel nulla, nel cui fascicolo salgono a nove gli indagati nella compravendita a prezzo gonfiato del capannone da parte della Lombardia film commission. Oltre ai tre commercialisti Michele Scillieri, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, al prestanome Luca Sostegni e all’imprenditore Francesco Barachetti, spuntano anche i nomi di Pierino Maffeis, Elio Foiadelli e Vanessa Servalli.

Si tratta di tre amministratori di società, tutte riconducibili ai tre professionisti, accusati dal procuratore Francesco Greco (nella foto) di peculato. Un’accelerata che si percepisce soprattutto degli sviluppi dell’indagine che ora punta alla Fiduciaria svizzera Fidirev a cui sarebbero andati parte degli 800mila euro spesi per comprare il capannone a Cormano. Di questi, 500mila euro sarebbero andati ai tre commercialisti e 250mila euro alla Fidirev, poi da qui sarebbero stati trasferiti su conti svizzeri di altre società, una di queste con sede a Panama.

Un flusso di denaro per il quale è stata già chiesta una rogatoria in Svizzera in quanto sono stati gli stessi indagati Scillieri e Sostegni “a indicare che il denaro con il quale è stato pagato l’immobile venduto a Immobiliare Andromeda da Paloschi srl non è confluito nelle casse della Paloschi, ma è stato dirottato sul mandato ficuciario Fidirev dopo essere transitato su conti personali di Sostegni. Dal conto della fiduciaria il denaro è stato trasferito quindi in Svizzera”.

GRANDI IMBARAZZI. Col procedere dell’inchiesta, si delineano sempre più i ruoli delle persone coinvolte. In particolare quello di Di Rubba, l’ex presidente della Lombardia film commission e che inizialmente Matteo Salvini aveva negato di conoscere salvo poi fare dietrofront. Il professionista, come detto ai pm dall’ex assessore alla Cultura della Lombardia, Cristina Cappellini, “era uomo di stretta fiducia di Salvini, faceva parte del suo entourage e gli incarichi che poi ha ricevuto all’interno del partito costituivano la dimostrazione”.

Addirittura, spiega l’ex assessore, “all’interno del palazzo della Regione Lombardia e nella sede di via Bellerio, il nome di Di Rubba circolava come quello che doveva mettere a posto i conti della Lega, e non solo di Film Commission. Se ne parlava come uomo della svolta, per competenza e serietà”. A creare ulteriore imbarazzo al Carroccio spunta anche un’intercettazione della moglie di Scillieri in cui racconta al fratello che Sostegni ricattava il marito. Alla cornetta l’uomo, stupito dalla rivelazione, chiede “in che modo Sostegni lo ricatta?” e la donna taglia corto: “Per le cose della Lega”.