Indagini scomparse nel Palazzo d’ingiustizia. L’inchiesta di Iacona sull’indipendenza della magistratura. Da Robledo in giù, un viaggio nelle Procure

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Un esposto durissimo. Un fulmine a ciel sereno non solo per la procura di Milano, ma per tutto il sistema giudiziario. Ecco perché non è sbagliato pensare che ci sia una sottile linea rossa che divide visibilmente il prima e il dopo. A fare da spartiacque, lo scontro tra l’ex procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e il capo di quella stessa procura, Edmondo Bruti Liberati. Una guerra fatta di fascicoli spariti, inchieste sottratte, decisioni che sembrano mettere pesantemente in discussione il principio dell’autonomia dell’azione penale. Ecco perché l’inchiesta di Riccardo Iacona in Palazzo d’ingiustizia (Marsilio, pp. 204) è un inquietante viaggio che prende piede dalle stanze nascoste ed apicali della procura di Milano per dimostrare, carte alla mano, come l’azione giudiziaria non sempre proceda in maniera cristallina. Specie se di mezzo ci sono grossi interessi politici o economici. Eppure Robledo non era l’ultimo arrivato. Come ricorda il giornalista di Presa Diretta, insieme al collega De Pasquale, è l’unico magistrato che è riuscito a far condannare l’ex presidente del Consiglio Berlusconi, nel 2013. Poi, però,  sono arrivate le inchieste che hanno portato allo scontro tra Robledo e il suo superiore, Bruti Liberati: fascicoli finiti nel cassetto come quello sulle quote di Sea, l’inchiesta sul crac del San Raffaele, tenuta ferma non si sa per quale ragione. E poi altri inquietanti rallentamenti o insabbiamenti. Dalle firme false di Forza Italia per le regionali del 2010 agli appalti di Expo. Casi inquietanti, dunque, che dimostrano quanto peso abbiano le interferenze della politica e, ancora di più, come l’autonomia della magistratura sia vittima delle sue stesse correnti. Non si può allora che essere d’accordo con Jacona che, nelle conlcusioni del suo libro, ragiona: “Non è mai stato facile portare a sentenza definitiva i colletti bianchi; nel dopo Robledo si rischia di non arrivare nemmeno al primo grado”.

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