Da eroi a dimenticati. Gli infermieri beffati da Brunetta. Il bonus Covid è fermo da un anno e per sbloccarlo servono altri mesi

Il bonus Covid voluto dall'ex governo giallorosso di Conte è fermo da un anno e per sbloccarlo servono altri mesi

Il governo dei Migliori mette in sala d’attesa gli eroi della prima ondata della pandemia. Il bonus di 335 milioni di euro, stanziato dall’esecutivo di Giuseppe Conte, è ancora nel cassetto, a differenza di quello di 500 milioni destinato ai medici, regolarmente arrivato a destinazione. Così dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, arriva uno “schiaffo” ai lavoratori, come denuncia Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, sindacato degli infermieri.

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GRAVE RITARDO
L’indennità, infatti, ancora non è stata ricevuta da migliaia di infermieri. Secondo le stime si tratta di circa 950 euro ciascuno. “Una cifra importante, visti i nostri stipendi”, spiega Bottega. “Conte – aggiunge – era stato di parola e aveva messo a disposizione le risorse. Ma con il nuovo governo non abbiamo visto ancora un euro”. Il motivo? “La definizione dell’indennità di specificità infermieristica è stata rinviata alla contrattazione collettiva nazionale 2019-2021”, ha riferito Brunetta. Un paradosso: il bonus è stato collegato a un rinnovo, che è già fuori tempo massimo, visto che l’ultimo anno di riferimento è proprio il 2021.

RISORSE GIALLOROSSE
La vicenda inizia con la Legge di Bilancio dello scorso anno, quando il governo inserì nel testo dei fondi, pari a 335 milioni di euro, per riconoscere “un’indennità di specificità infermieristica”. Un gesto di riconoscenza nei confronti degli infermieri che per mesi sono stati in corsia, spesso senza nemmeno tornare a casa per la paura di infettare i familiari. E molti ci hanno rimesso la vita per il contagio. Peccato che, con l’insediamento di Draghi a Palazzo Chigi, si sia inceppato tutto. La questione è stata portata all’attenzione del Parlamento, per chiedere chiarimenti proprio a Brunetta. Il deputato di FacciamoEco, Andrea Cecconi, ha presentato un’interrogazione ricordando che “gli infermieri, nel corso della pandemia, hanno evidenziato un encomiabile spirito di abnegazione e servizio, anteponendo i bisogni dei pazienti alle proprie legittime rivendicazioni di categoria”. Per questo ha sottolineato la necessità di “una rapida erogazione dell’indennità di specificità infermieristica”.

REPLICA IL MINISTRO
Il ministro, rispondendo in Aula alla Camera, ha minimizzato: “Si stanno concludendo i contratti. Lo dico in maniera molto semplice, la prossima settimana, molto probabilmente, si chiuderanno i contratti dell’area nazionale dei settori centrali e subito dopo ci sarà la chiusura dei contratti sanità e degli enti locali”, ha affermato. “Quindi – ha aggiunto Brunetta a Montecitorio – posso rassicurare che entro pochissime settimane sarà erogata l’indennità”. Cecconi, però, replica a La Notizia: “La risposta del ministro mi ha indispettito, non è vero che si può chiudere tutto in poche settimane. Visto l’iter necessario, se tutto va alla perfezione, l’accordo si chiuderà a giugno-luglio”. Bisogna infatti siglare la bozza di accordo da sottoporre a una serie di verifiche e validazioni. Per questo il deputato di FacciamoEco rilancia: “Iniziamo a dare quei soldi già stanziati, poi pensiamo al rinnovo del contratto”. Una posizione che concorda con quella di Bottega: “La risposta di Brunetta è stato uno schiaffo anche perché non abbiamo chiesto nulla di più rispetto a quanto previsto”. “Se oggi – conclude il numero uno del Nursind – siamo messi meglio rispetto agli altri Paesi d’Europa, lo dobbiamo al personale sanitario che sta facendo un grande lavoro, garantendo la ripresa delle attività e il rilancio dell’economia. Sarebbe il caso di dargli un riconoscimento”.

LA RISPOSTA DEL MINISTRO

“In relazione all’indennità di specificità per gli infermieri, oggetto della mia risposta al Question Time alla Camera di mercoledì scorso, leggo interpretazioni sconcertanti e attacchi pretestuosi. Per fare chiarezza, è utile ricostruire la vicenda:

1) è stato il Governo Conte 2, meritoriamente, a istituire con la legge di bilancio per il 2021 (articolo 1, commi 409 e 414 della legge 178/2020) l’indennità di specificità per gli infermieri (335 milioni stanziati) e per gli altri profili sanitari e sociosanitari (100 milioni stanziati), finalizzata al riconoscimento e alla valorizzazione delle competenze e delle attività svolte a tutela della salute, che durante la pandemia si sono rivelate in tutta la loro fondamentale importanza;

2) questa indennità è parte integrante del trattamento fondamentale degli infermieri e degli altri profili e decorre dal 1° gennaio 2021;

3) è stata sempre la legge di bilancio 2021 del Governo Conte 2 a prevedere esplicitamente che le nuove indennità per gli infermieri e per gli altri profili sanitari e sociosanitari debbano essere definite nei contratti collettivi nazionali di lavoro, proprio perché si tratta di voci retributive di nuova istituzione, non disciplinate negli attuali contratti del comparto sanità, che dunque necessitano di regole di dettaglio perché le aziende sanitarie possano erogarle;

4) la scelta del legislatore di demandare la disciplina delle nuove indennità alla contrattazione collettiva appare pienamente coerente con le regole del pubblico impiego, secondo cui la disciplina del trattamento economico è di esclusiva competenza dei contratti collettivi di lavoro. Da un punto di vista più generale, inoltre, questa scelta del legislatore dimostra anche un’attenzione nei confronti dell’autonomia della contrattazione collettiva e dei soggetti che vi operano (Aran e sindacati rappresentativi);

5) sono stato io, appena nominato ministro per la Pubblica amministrazione, a promuovere il 10 marzo la firma del Patto Governo-sindacati per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale e ad aprire la stagione dei rinnovi contrattuali, proprio per consentire ai “volti della Repubblica”, il cui ruolo durante l’emergenza sanitaria è stato vitale, di ottenere il giusto riconoscimento;

6) appena arrivato l’atto di indirizzo dalle Regioni, sono stati avviati all’Aran i tavoli per i rinnovi contrattuali del comparto sanità: durante le riunioni, sono stati già forniti dall’Aran i dati di base per definire i nuovi trattamenti economici e le trattative proseguiranno in modo serrato nelle prossime settimane per arrivare, nel più breve tempo possibile e con l’impegno di tutte le parti coinvolte, alla sottoscrizione del nuovo contratto, che consentirà di riconoscere non solo le nuove indennità per il personale sanitario e socio sanitario comprensive di arretrati (in media, quasi 900 euro all’anno per il solo personale infermieristico), ma anche gli incrementi dello stipendio e di tutte le altre voci della busta paga di cui beneficerà tutto il personale del comparto (quasi il 5% su base annua, che si aggiungono alle risorse previste per le due indennità).

Ricapitolando: le risorse ci sono, i contratti sono in via di definizione e sono indispensabili perché, a differenza dell’indennità di esclusività dei medici, si tratta di nuove indennità che entrano nel trattamento fondamentale degli infermieri e degli altri profili. Invece di fare polemiche sterili, i sindacati pensino a impegnarsi nella trattativa. Dall’Aran ci informano che già martedì 21 dicembre è prevista una nuova riunione e che i tempi saranno serrati. Con la collaborazione costruttiva di tutti, sarà possibile chiudere il contratto già all’inizio del prossimo anno. Con decorrenza dell’indennità dal 1° gennaio 2021”. Lo precisa in una nota il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 23:12
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