L’inferno dei migranti bambini. In tre anni 18mila scomparsi. Ogni giorno spariscono 17 minori non accompagnati. Così da terra promessa l’Europa diventa un incubo

minori scomparsi
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Oggi giorno quasi 17 minori stranieri non accompagnati scompaiono in Europa. Lo scrive nero su bianco un’indagine condotta dal The Guardian e Lost in Europe, un collettivo di giornalismo transfrontaliero che si occupa specificamente del tema. E sono numeri che si riferiscono al periodo prevedente della guerra in Ucraina e dell’arrivo al potere dei Talebani in Afghanistan. La situazione è destinata a peggiorare.

In Europa, tra gennaio 2018 e dicembre 2020, sono scomparsi oltre 18mila minori migranti non accompagnati

The Guardian e Lost in Europe hanno rilevato che 18.292 minori migranti non accompagnati sono scomparsi in Europa tra gennaio 2018 e dicembre 2020. Solo nel 2020 sono scomparsi 5.768 bambini in 13 Paesi europei. Sono, una maggioranza, bambini arrivati dal Marocco ma anche Algeria, Eritrea, Guinea e Afghanistan. Secondo i dati disponibili, il 90% erano ragazzi e circa uno su sei aveva meno di 15 anni.

L’indagine ha raccolto i dati sui minori non accompagnati scomparsi da tutti i 27 Paesi dell’Ue, nonché dalla Norvegia, Moldavia, Svizzera e Regno Unito ma spesso le informazione sono incoerenti e incomplete. Per questo il numero reale potrebbe essere sensibilmente più alto. Del resto Spagna, Belgio e Finlandia sono stati in grado di fornire dato solo fino alla fine del 2019 mentre Danimarca, Francia e Regno Unito hanno dichiarato di non essere in possesso di dati sui minori non accompagnati scomparsi.

Per minore non accompagnato s’intende “lo straniero di età inferiore agli anni diciotto, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale”, (art. 2, lett. E del D.lgs. 142/2015). In Europa i minori non accompagnati vengono registrati nei sistemi informativi dopo l’ingresso e l’identificazione, da qui vengono inseriti nei canali di accoglienza e spesso se ne perdono le tracce.

A facilitare l’uscita dai canali legali di accoglienza sono il confine sottile tra la legalità e l’illegalità e un sistema di accoglienza e di protezione che evidentemente non funziona come dovrebbe. La loro scomparsa dovrebbe essere raccolta nel sistema di informazione Schengen (Sis), collegato con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ma non accade sempre così.

La Commissione europea sulla protezione dei bambini migranti nell’aprile 2017 raccomandava agli Stati membri da una parte di lavorare insieme per raccogliere e scambiare dati comparabili, per facilitare il tracciamento e favorire il ritrovamento dei minori; dall’altra di attuare procedure e creare protocolli per rispondere prontamente ai casi di scomparsa.

Save the Children e Missing Children Europe hanno rilevato come la politica legata alla scomparsa dei minori separati non accompagnati della maggior parte degli Stati membri sia quella di accettare la segnalazione presentata in meno di 24 ore, tenendo conto della vulnerabilità. Tuttavia alcuni Stati prevedono un periodo di “attesa” nel quale nessuna azione viene messa in campo, in base al profilo del minore e alle circostanze della scomparsa: in Belgio un minore non accompagnato è considerato disperso dall’Agenzia federale per l’accoglienza dei richiedenti asilo (Fedeasil) se non è rientrato entro le 24 ore successive alla scadenza del permesso di congedo nella struttura di accoglienza; i minori non accompagnati particolarmente vulnerabili vengono invece immediatamente considerati dispersi, se non presenti nella struttura di accoglienza.

In Germania il tempo che precede la denuncia della scomparsa di un minore non accompagnato varia da immediato a due o più giorni; nella pratica la maggior parte delle istituzioni denuncia la scomparsa al più tardi entro la fine del giorno stesso. In Grecia le autorità distinguono tra minori non accompagnati al di fuori della procedura di asilo e quelli nella procedura di asilo: nel primo caso viene segnalato entro massimo 24 ore dalla scomparsa.

In Ungheria il minore è considerato disperso dal momento dell’allontanamento non autorizzato dalla struttura di accoglienza e il periodo di tempo che deve trascorrere prima di denunciare varia a seconda dello stato di vulnerabilità del minore: se ha meno di 14 anni o non è in grado di provvedere a se stesso per ragioni di malattia o disabilità, l’operatore contatta immediatamente il dipartimento di polizia competente; negli altri casi l’istituzione che accoglie il minore, insieme ai servizi di protezione, avvia le ricerche per rintracciarlo.

Come riporta la Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) in un suo report le ragioni di questa emergenza sono da ricercare “in una scarsa coordinazione tra gli organi competenti” (polizia, operatori dell’accoglienza, operatori sociali) al momento della scomparsa di un minore straniero e “nella mancanza di una pratica di cooperazione transfrontaliera che consenta di rintracciare un minore non accompagnato nel tragitto da un paese all’altro”.

Spesso i minori lasciano i centri di accoglienza perché scoraggiati dai tempi troppo lunghi delle procedure per il riconoscimento dell’asilo o il ricongiungimento oppure per paura di essere rimandati a casa; a volte la fuga rappresenta per questi minori la possibilità di sopravvivere che, spesso nella realtà si traduce in un percorso che li rende vittime di abuso e di sfruttamento.

In Italia, nel periodo 2016-2019, le vittime minorenni registrate sono state 75

Per farsi un’idea dove finiscano i minori scomparsi più sfortunati c’è il rapporto La tratta degli esseri umani in Italia del Dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno: nel periodo 2016-2019, le vittime minorenni registrate sono state 75 (il 17% del totale delle vittime), di cui 31 legate alla tratta di persone e 13 all’acquisto e alienazione di schiavi. In merito alla nazionalità, i dati mostrano come tra il 2016 e il 2019 si riscontri una netta prevalenza di vittime nigeriane (202, di cui 53 minori pari al 26%), seguite da quelle romene (87, di cui 6 minori pari al 7%) e italiane (71, di cui 12 minori pari al 16,9%). Presenti, ma con numeri inferiori, vittime provenienti da Bulgaria (17), Marocco (9), Tunisia (7) e Moldavia (6).

Nel suo rapporto Piccoli schiavi invisibili (2021) invece Save The Children scrive che in Italia “su 953 valutazioni di casi di possibili vittime di tratta – che riguardano sia adulti che minori e tra cui risultano 695 femmine, 236 maschi e 22 persone transgender, sono state prese in carico dal sistema anti-tratta 297 nuove persone. Nel complesso la principale forma di sfruttamento rimane quella a scopo sessuale, ma sembra confermarsi il progressivo aumento dello sfruttamento lavorativo che riguarda il 19,7% delle nuove prese in carico”.

Schiavi sessuali ma anche manodopera a costo quasi zero inserita nella filiera del lavoro. Federica Toscano, responsabile dell’advocacy e della migrazione di Missing Children Europe, un’organizzazione senza scopo di lucro che collega le agenzie di base in tutta Europa, ha affermato che “l’alto numero di bambini scomparsi è un sintomo di un sistema di protezione dei bambini che non funziona”ribadendo che i bambini non accompagnati sono tra i migranti più vulnerabili alla violenza, allo sfruttamento e alla tratta. “Le organizzazioni criminali prendono sempre più di mira i bambini migranti”, ha affermato Toscano, “soprattutto quelli non accompagnati e molti di loro diventano vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, accattonaggio forzato e tratta”.

Nel marzo del 2019 fece scalpore in Gran Bretagna la vicenda di 60 bambini vietnamiti scomparsi dai centri di protezioni olandesi per essere portati a lavorare nelle fattori di cannabis e nei saloni di bellezza del Regno Unito. Un portavoce della Commissione europea ha affermato che c’è “una profonda preoccupazione per la scomparsa dei bambini”, aggiungendo che gli Stati membri devono “prendere urgenti provvedimenti per prevenire e rispondere alla scomparsa dei bambini durante la migrazione migliorando la raccolta dei dati e la collaborazione transfrontaliera”.

Con l’Europa alle prese con la nuova ondata di arrivi per il conflitto ucraino la preoccupazione deve diventare una soluzione impellente. È una questione di diritti e di dignità.