Ingroia continua a fare quello che gli pare

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di Valeria Di Corrado

Considerato che, come tutti i mortali, non ha il dono dell’ubiquità, se ieri Antonio Ingroia era a Roma a presentare la sua nuova formazione politica “Azione civile”, vuol dire che non poteva essere ad Aosta a prendere servizio presso la Procura. Eppure il decreto ministeriale firmato il 16 aprile scorso dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino fissava al 2 maggio la data del suo ricollocamento in ruolo come sostituto procuratore nel capoluogo aostano. La sede era stata scelta (anche se non c’erano alternative) dal Consiglio superiore della magistratura l’11 aprile scorso. Subito dopo Ingroia era ricorso al Tar del Lazio, che il 26 aprile si era pronunciato rigettando l’istanza di sospendere la delibera del Csm. La decisione finale arriverà il 23 maggio, con l’udienza collegiale del tribunale amministrativo. Nel frattempo il pm continua a tenere il piede in due scarpe: la politica e la magistratura. La sua indecisione continua a pesare sulle casse dello Stato, ma non può certo durare in eterno. L’ordinamento giudiziario (art. 11) prevede infatti che il magistrato che non rientri nelle sue funzioni decada dall’impiego. Ammesso quindi che il ministero gli abbia concesso un’ulteriore proroga di 15 giorni, Ingroia dovrà fare per forza un salto ad Aosta prima della sentenza del Tar.

L’excursus
Il “balletto” è iniziato il 24 luglio 2012, quando la III commissione è stata chiamata a decidere se accordare al giudice il permesso per andare a ricoprire l’incarico di capo dell’unità investigativa della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala. La commissione si spacca al suo interno, con 3 voti favorevoli, 2 astenuti e un contrario. La palla passa al plenum che dà il via libera due giorni dopo. A distanza di alcuni mesi, il 17 dicembre, la IV commissione gli concede l’aspettativa per ragioni elettorali. Il plenum conferma due giorni dopo e il 29 dicembre arriva la candidatura ufficiale di Ingroia alla presidenza del Consiglio dei ministri con la lista da lui fondata “Rivoluzione civile”. Dopo l’insuccesso alle urne, l’aspettativa scade, ma il magistrato non lo comunica al Csm. La III commissione è costretta ad aprire un fascicolo a suo carico e il 21 marzo decide di mandarlo ad Aosta. Un giorno prima che si riunisca il plenum per confermare il provvedimento, il pm chiede sempre alla III commissione di avere un’aspettativa per andare a occupare la poltrona di presidente della società “Riscossione Sicilia”. Richiesta rigettata all’unanimità perché, in base a una recente circolare interna all’organo di autogoverno, manca “un interesse oggettivo dell’amministrazione giudiziaria”. L’11 aprile il plenum, con 19 voti a favore e 7 astenuti, delibera il suo trasferimento alla Procura di Aosta, perché è l’unica circoscrizione in cui non si è candidato e, secondo la legge del 1957, l’unica in cui può tornare ad esercitare la sua funzione per i prossimi 5 anni.

Il fallimento politico
Ma Ingroia in Valle d’Aosta proprio non ci vuole andare. L’ha detto chiaramente: “La mia storia di magistrato può avere senso solo in situazioni in linea con la mia esperienza. E ad Aosta non c’è una procura antimafia”. Tradotto: se gli affidano un incarico di prestigio (magari alla Direzione nazionale antimafia, ndr) può anche pensarci, altrimenti andrà avanti con la politica. L’esperimento Rivoluzione civile è fallito. “Il risultato insoddisfacente delle elezioni politiche è incompatibile con la prosecuzione di un progetto politico comune”, hanno spiegato in una nota congiunta Bonelli (Verdi), De Magistris (Movimento Arancione), Diliberto (Pdci), Di Pietro (Idv), Ferrero (Prc) e Orlando (Rete2018), firmata ovviamente anche da Antonio Ingroia. Ma lui non si dà per vinto e guarda al futuro: “L’elettorato ha percepito la lista come un cartello elettorale di partiti e non come un soggetto nuovo”. Di qui la decisione di ripartire con un “movimento civico puro, senza partiti”. Il programma di Rivoluzione civile secondo il magistrato-politico diventa il programma di Azione civile, e i suoi esponenti “sono quelli che mi hanno accompagnato nell’avventura elettorale. Il 22 giugno si terrà la prima assemblea nazionale”. In sostanza, che cosa cambia? Forse il nome: “azione” al posto di “rivoluzione”. Oppure un’occasione unica per fare pubblicità durante la conferenza stampa al suo libro, “Io so”, stranamente posizionato nella libreria a favore di telecamera.