L’Inps è la vittima e non il carnefice. Tridico alla Commissione Lavoro: “L’Antifrode ha avviato verifiche su 40mila soggetti. Focus anche su duemila politici”

dalla Redazione
Politica

“Sono amareggiato da questa storia, l’Inps è vittima non carnefice”. E’ quanto ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, durante la sua audizione, in videoconferenza, davanti alla Commissione Lavoro della Camera, sul caso dei furbetti del bonus Covid destinato alla partite Iva. “Da fine aprile – ha spiegato il numero uno dell’Istituto di previdenza – l’Antifrode si concentra sul fatto che il richiedente del bonus non deve essere iscritto ad altre forme previdenziali”.

“L’Antifrode – ha aggiunto – manda quindi segnalazioni su circa 40 mila soggetti che, alla data della presentazione delle domande, risultavano iscritti ad altra forma previdenziale. Nel condurre questa attività di controllo, è stata focalizzata l’attenzione sugli amministratori locali su cui era necessario un approfondimento. Attinti i dati degli amministratori locali e parlamentari (oltre 2mila, ndr), questo controllo è stato effettuato per valutare il diritto a ricevere il bonus”

“A marzo e aprile – ha aggiunto Tridico – la priorità era stata di pagare tutto e subito, tutto e subito”. E sulla possibilità di introdurre un tetto al reddito come il ricorso all’Isee, il presidente dell’Inps ha spiegato: “L’Isee è un dato storico ma i redditi di quest’anno non sono ancora noti, quindi serviva un’autodichiarazione che è stata prevista in effetti per la terza tranche del bonus che a maggio passa a 1000 euro”.  Tridico ha poi respinto con forza che le notizie sul bonus da 600 euro percepito da alcuni parlamentari siano state “diffuse dall’istituto né dal sottoscritto, sono accuse infondate e fantasiose”.

“Rimando al mittente – ha aggiunto – le accuse al sottoscritto di un’azione architettata e manipolata. L’azione della tecnostruttura e’ stata impeccabile, rivolgo a tutti i funzionari un sentito ringraziamento”. “Il 7 agosto il direttore di Repubblica, Molinari, mi chiama e mi dice che il giornale ha scoperto che cinque parlamentari hanno percepito il bonus da 600 euro e mi chiede i nomi. Io non glieli do, e il giornale esce due giorni dopo con la notizia, ma senza i nomi. I nomi negli ultimi giorni non sono usciti dall’Istituto, si sono autodenunciati”.

“Invito i parlamentari a guardare la luna e non il dito – ha detto ancora il presidente dell’Istituto di previdenza -, l’Inps da anni segnala anomalie, a quelle bisogna guardare, altrimenti non avremmo 115 miliardi di evasione contributiva. La notizia non è uscita né direttamente né indirettamente dal sottoscritto, e chi lo sostiene fa delle accuse infondate. I nomi non li dà l’Istituto, garantiamo la privacy. Così come la stessa notizia dei 2 mila politici locali che hanno chiesto il bonus”.

Per quanto riguarda i nomi dei furbetti, Tridico ha spiegato che quelli dei tre deputati “si conoscono”, mentre per gli altri è stato “interrogato direttamente il Garante, è partita la lettera ieri e se, attraverso la presidenza, ci fa pervenire una richiesta formale, sulla base di quella richiesta valuteremo insieme al Garante l’opportunità di dare i due nomi”. “Il 30 maggio il Cda era informato della notizia – ha aggiunto il presidente dell’Inps -, ho solo detto del fatto che c’erano oltre 2 mila politici e parlamentari, ma non dei nomi. Sulla fuga di notizie, ho chiesto al titolare dell’audit un audit interno. Darò contezza dell’audit. Ma non è la prima né l’ultima volta di fughe di notizie nell’Inps”.