Gli integralisti pronti a tutto per fermare le aperture di Papa Bergoglio. Incubi e veleni nella battaglia di due mondi in Vaticano

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Il big bang è il risultato dello scontro di due galassie. E il big bang è ciò che sta avvenendo nella Chiesa cattolica. Lo scontro, frontale ed esplosivo, dell’ala conservatrice – messa alle corde dalla storia – con il filone progressista e terzomondista, in netta minoranza nelle alte gerarchie, ma con l’asso pigliatutto in mano: Papa Francesco. Dopo il big bang nascerà un nuovo mondo, dove ci sarà sempre meno posto per i perdenti. Perciò il Sinodo sulla famiglia aperto ieri è una tappa fondamentale, non l’ultima, ma sicuramente tra quelle che possono spostare in modo decisivo i pesi a favore di una o dell’altra parte. Il mondo dell’ortodossia, che ha in Ratzinger il suo campione tirato fuori dalla lotta, contro una terra nuova, piena di insidie e di aperture dagli effetti imprevedibili.

LA SFIDA DELLA SESSUALITÀ
Una Chiesa che guarda con occhi moderni l’uso degli anticoncezionali, i fedeli divorziati e persino la pedofilia in sacrestia e l’omosessualità. Chi sono io per giudicare, ha detto Francesco, disegnando così il manifesto di una Fede 2.0 che sta riacchiappando per i capelli milioni di cattolici disgustati da una Chiesa di facciata. Un cedimento inaccettabile per chi ha in mente una radicalizzazione dello scontro di fedi e di civiltà. L’ecumenismo, che ha avuto in Papa Giovanni Paolo II un deciso sostenitore, fin quando si è fermato agli annunci e alle foto opportunity poteva andare. Ma fare sul serio no, non è possibile. La tesi dei conservatori è che non si può perché migliaia di cristiani sono perseguitati e uccisi dalla guerra di religione islamica. E non si può perché i nostri costumi sono già così rilassati e tiepidi verso la fede da non consigliare certo ulteriori cedimenti. Poi lo sanno tutti che nella Chiesa si nascondono sacerdoti con pulsioni inconfessabili per i più piccoli, così come dalle inclinazioni gay. È il prezzo che si paga anche a una anacronistica difesa del celibato, tema rimasto un sostanziale tabù così come il coinvolgimento più diretto delle donne nel sacerdozio. Di qui la partita della vita, che a questo punto è davvero senza esclusione di colpi. L’ultimo pugno sotto la cintura l’ha tirato Monsignor Charamsa, sacerdote portato nelle alte sfere proprio dal giro più ortodosso costruitosi attorno a Papa Ratzinger.

VECCHI INCUBI
Il coming out a poche ore dal Sinodo sulla famiglia, con la presentazione in mondovisione del fidanzato, non è – non può essere – un fatto casuale. Il suo appello alla Chiesa, a non chiudere gli occhi sui preti gay, ha delegittimato buona parte delle decisioni che il Sinodo potrà prendere. Un colpo disperato, è chiaro, che lascia capire fino a che punto può arrivare lo scontro in atto. Veleni, colpi bassi e misteri. Un capitolo, quest’ultimo, che in Vaticano resta sempre aperto. La morte misteriosa di Papa Luciani – un altro Pontefice di rottura con l’ortodossia – non è stata dimenticata. Di qui una voce che circola ovunque: a questo Papa lo fanno fuori. Chi ne parla lo fa per esorcizzare un incubo. Ma la paura resta. E insieme il grande bivio di una Chiesa che può seguire la modernità o difendere totem inviolabili. Ci si provò contestando le leggi della fisica e del creato. La lezione di Galileo Galilei però evidentemente non è bastata. E oggi, sulla sessualità, si gioca un’altra scommessa. Il vecchio contro il nuovo. Come sempre.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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