Intercettazione Renzi-Adinolfi, la Boschi non si fa intimidire. Il ministro: irrilevanti le telefonate pubblicate. Ma il polverone ha screditato le Fiamme gialle

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L’ultima pubblicazione di intercettazioni prive di rilievo penale (ma dense di risvolti politici) si incrocia col disegno di legge sulla giustizia penale che contiene anche la delega sulle intercettazioni. Dentro questi contorni arriva l’intervento del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che risponde a un question time  sulle intercettazioni di conversazioni tra il comandante della Guardia di Finanza in Toscana ed Emilia, Michele Adinolfi, e l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi finite sulle colonne del Fatto Quotidiano prefigurando chissà quali oscure trame. “È grave che intercettazioni senza alcuna rilevanza penale siano finite a un giornale”, ha sottolineato la Boschi, “sono in corso accertamenti. Il procuratore generale presso la Cassazione ha aperto un fascicolo sulla vicenda. Il governo  ha intenzione di rispondere sui fatti, non su supposizioni, ipotesi e illazioni. Il resto è interessante per gli appassionati al genere fantasy. Nell’intercettazione” – ha sottolineato il ministro – “non si fa riferimento a promozioni in Guardia di Finanza o a ricatti esistenti nei confronti di Napolitano. Per quanto riguarda l’ipotesi che Letta sostituisse uno e più ministri, non è nulla di più o di meno di quello che si poteva leggere sui giornali in quei giorni. Non è nemmeno citata l’ipotesi di un avvicendamento alla presidenza del Consiglio”.

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