Interrogazioni inutili. Così i parlamentari vengono snobbati: negli ultimi 10 anni gli Esecutivi hanno risposto al 24% degli atti presentati

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Domandare è lecito, rispondere è cortesia, recita il vecchio adagio. Peccato che i Governi, di destra e sinistra, non la pensino esattamente così. Anzi. Nei giorni scorsi sul sito dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato, presieduto dal presidente Pietro Grasso, è stato pubblicato un dossier che prende in esame 10 anni di interrogazioni e interpellanze presentate dai senatori. I cosiddetti atti di sindacato ispettivo, per dirla in politichese, coi quali gli eletti (di maggioranza e opposizione) esercitano il loro potere di controllo sulle condotte dell’Esecutivo e sulle sue politiche. Insomma, strumenti fondamentali a tutti gli effetti per comprendere certe dinamiche. Ebbene, dice il focus, dal 28 aprile 2006 (giorno di insediamento della XV Legislatura) al 31 dicembre 2016 i senatori vi hanno fatto ricorso 28.360 volte, 10.580 solo nell’attuale Legislatura, con un picco di 12.785 nella XVI. Nello specifico, gli inquilini di Palazzo Madama hanno presentato 1.271 interpellanze, 7.780 interrogazioni a risposta orale e 19.309 interrogazioni a risposta scritta. Qui viene il bello. Sapete infatti a quante di queste è stata data effettivamente risposta? Ad appena 6.913, cioè il 24 per cento. Praticamente un quarto. Troppo poco. Pochissimo.

Caro Viminale – “Presso il Parlamento europeo – rivela ancora il dossier – per le interrogazioni a risposta scritta (58.840 nella legislatura 2009-2014 e 31.619 quelle presentate alla data del 24 gennaio 2017 nella legislatura in corso), il tasso di risposta è prossimo al 100%”. Un confronto impietoso se il metro di paragone è appunto Palazzo Madama. Dove nella XVI Legislatura (2008-2013) è stato toccato il picco massimo di attesa per avere risposta: 1.338 giorni, praticamente 3 anni e mezzo. Più in generale, il tempo medio di svolgimento è oggi di 117 giorni per le interrogazioni orali in Assemblea e in commissione, di 118 giorni per le interpellanze e di 220 per le interrogazioni scritte. Non benissimo. Per restare sull’attualità, dal 2013 ad oggi dei tre Governi che si sono alternati quello di Enrico Letta è stato interrogato e interpellato 2.439 volte. Il maggior numero, 277, ha avuto come destinatario il ministero dell’Interno (117 le risposte con un tempo medio di 164 giorni) seguito dalla Presidenza del Consiglio con 259 (42 atti svolti).

Fuorigioco – Al Governo di Matteo Renzi, invece, sono stati rivolti 7.907 atti di sindacato ispettivo. Il trend resta lo stesso, col Viminale che ha ricevuto 1.213 richieste di informazioni soddisfacendone solo 220 (tempo di risposta 182 giorni) e Palazzo Chigi che se n’è viste recapitare 796 (123 risposte). “I tempi di svolgimento”, conclude il dossier, “non sono quasi mai rispettosi dei termini previsti dal Regolamento”, ovvero “entro tre settimane dalla presentazione per le interrogazioni a risposta prioritaria ed entro sei settimane per quelle non prioritarie”. Perciò “appare opportuno avviare una riflessione su come valorizzare maggiormente il sindacato ispettivo”, non solo “individuando strumenti che vincolino il Governo ad un più puntuale rispetto degli obblighi di risposta” ma anche sensibilizzando i parlamentari che “devono essere dissuasi da utilizzi impropri degli atti ispettivi, quasi come surrogato di comunicati stampa”. Ammesso che basti.

Tw: @GiorgioVelardi

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di Gaetano Pedullà

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