Un conflitto ancora lungo e che è destinato ad allargarsi, con un maggior impiego della forza militare da parte degli Stati Uniti. La guerra in Iran non sembra destinata a concludersi in tempi brevi, stando a quanto afferma il capo del Pentagono, il ministro della Guerra statunitense Pete Hegseth.
L’operazione contro l’Iran, spiega in un briefing con la stampa, è nella fase “iniziale” e “ondate di attacchi sempre più grandi stanno arrivando”. Ora “stiamo accelerando”, assicura il capo del Pentagono. Intanto, però, Hegseth ammette che la durata della guerra potrebbe essere superiore al mese di cui si era parlato all’inizio, ipotizzando che si protragga per sei o otto settimane.
Iran, Hegseth annuncia che gli Usa sono pronti ad allargare il conflitto
Il ministro statunitense sostiene che l’Iran “non può resistere più a lungo di noi: ci assicureremo, attraverso la violenza dell’azione e le nostre capacità offensive e difensive, di stabilire il tono e il ritmo di questa lotta”. Per Hegseth, “l’America sta vincendo in modo decisivo, devastante e senza pietà, sotto il comando diretto del presidente Trump”.
Il capo del Pentagono sottolinea che “altre forze stanno arrivando” e che gli Stati Uniti si prenderanno “tutto il tempo necessario per assicurarsi di avere successo”. Per Hegseth, “a partire da ieri sera e per completare l’operazione in meno di una settimana, le due forze aeree più potenti del mondo avranno il controllo completo dei cieli iraniani, uno spazio aereo incontrastato”.
Il segretario alla Guerra ha poi annunciato che nei raid è stato “ucciso il leader del team iraniano che voleva assassinare il presidente Trump”. Hegseth aggiunge: “I vertici dell’Iran sono morti, il cosiddetto consiglio di governo che avrebbe potuto scegliere un successore, morto, disperso o rannicchiato nei bunker, troppo terrorizzato persino per occupare la stessa stanza”. Infine, un passaggio sul fallimento dei negoziati con Teheran: “Le prove che avevamo davanti a noi dopo la guerra dei 12 giorni dimostravano che l’Iran non aveva alcuna intenzione di negoziare un accordo nucleare”.