Iran, le proteste continuano dopo la morte di Mahsa: si registrano già 31 morti

Iran, le proteste continuano e si diffondono in molte città. Violenza e morte si sono scatenate in nome di Mahsa.

Iran, le proteste dopo la morte di Mahsa continuano in diverse città. Tanta violenza si sta consumando così come molti morti ormai si registrano durante le manifestazioni che si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutto il Paese.

Iran, le proteste continuano dopo la morte di Mahsa: si registrano già 31 morti

Iran, le proteste continuano dopo la morte di Mahsa

Mahsa Amini aveva 22 anni ed è deceduta mentre era sotto la custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente lo hijab. Dalla morte della ragazza in Iran si sono scatenate proteste violente. Il padre di Mahsa ha accusato le autorità di mentire sulla morte della figlia. Amjad Amini ha detto che i medici si sono rifiutati di fargli vedere Mahsa dopo il decesso: “Stanno mentendo. Stanno dicendo bugie. Tutto è una bugia… non gli importa quanto abbia implorato, non mi hanno permesso di vedere mia figlia”, ha detto alla Bbc Persia, ripreso dagli altri media internazionali.

Intanto, uomini e donne, molte dei quali si erano tolte il velo, si sono riuniti a Teheran e in altre grandi città, tra cui Mashhad (nord-est), Tabriz (nord-ovest), Rasht (nord), Isfahan (centro) e Kish (sud). In alcuni casi, le donne si sono tolte l’hijab e lo hanno bruciato per protestare contro la legge sul velo obbligatorio nel Paese e i video sono stati postati online.

Si registrano già 31 morti

Si registrano almeno 31 civili morti dall’inizio delle manifestazioni dopo la morte di Mahsa, così ha fatto sapere l’Ong Iran Human Rights (IHR) che ha sede ad Oslo. “Il popolo iraniano è sceso in piazza per lottare per i propri diritti fondamentali e la propria dignità umana (…) e il governo sta rispondendo a queste manifestazioni pacifiche con le pallottole”, ha denunciato il direttore della Ong Mahmood Amiry-Moghaddam.

Addirittura, le autorità iraniane avrebbero bloccato l’accesso alla rete internet mobile. Bloccati anche gli accessi ai social network, con Instagram e Whatsapp messe fuori uso dopo sei giorni di protesta. “Per decisione delle autorità, non è più possibile accedere a Instagram da mercoledì sera. Interrotto anche l’accesso a WhatsApp”, ha riferito l’agenzia di stampa Fars.  La misura, continua l’agenzia, è stata presa a causa “delle azioni compiute dai controrivoluzionari contro la sicurezza nazionale attraverso questi social network”.

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