Allerta alle ambasciate americane e portaerei schierate in Medio Oriente, il rischio di guerra tra Usa e Iran è sempre più concreto

Allerta alle ambasciate americane e portaerei schierate in Medio Oriente, il rischio di guerra tra Usa e Iran è sempre più concreto

Allerta alle ambasciate americane e portaerei schierate in Medio Oriente, il rischio di guerra tra Usa e Iran è sempre più concreto

Dopo l’inconcludente round negoziale di giovedì tra Stati Uniti e Iran, con gli Usa che si sono detti “delusi” dai mancati progressi, a differenza della delegazione di Teheran che parlava di “significativi passi in avanti nelle trattative”, la guerra sembra avvicinarsi sempre di più. Che la situazione stia precipitando lo si capisce già dall’insolito silenzio di Donald Trump e, ancor di più, dalle parole del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, che al Washington Post ha dichiarato che, sebbene il tycoon stia ancora valutando se attaccare o meno l’Iran, ha di fatto aperto a un intervento militare. Secondo lui, rispondendo di fatto ai media statunitensi che da giorni ripetono che l’eventuale conflitto sarebbe tutt’altro che lampo, è “impossibile” che gli Usa “vengano coinvolti in una guerra lunga e prolungata”. Basterebbe questo per capire come la crisi stia peggiorando, ma c’è di più.

Infatti, ieri il Dipartimento di Stato degli Usa ha autorizzato la partenza dei dipendenti governativi non essenziali e dei loro familiari da Israele, ossia dal Paese che più di tutti potrebbe diventare il bersaglio di una controffensiva iraniana. Come riporta la nota governativa, “la decisione è stata presa alla luce dei recenti incidenti di sicurezza e di una valutazione aggiornata della situazione”. Si tratta di un’allerta da non sottovalutare, perché in casi simili viene diramata quando l’attacco è ormai imminente.

L’allerta da non sottovalutare

A rafforzare la sensazione che la guerra sia in fase di preparazione c’è anche l’annuncio analogo formulato dalle autorità di Pechino, che hanno consigliato “ai cittadini cinesi attualmente presenti in Iran di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile”. Questo perché, secondo l’amministrazione di Xi Jinping, siamo in presenza di un “significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna” a causa delle ripetute minacce di attacchi da parte degli Stati Uniti e di Israele.

In tutto questo, la USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei del mondo, è arrivata soltanto ieri pomeriggio al largo delle coste settentrionali di Israele per prendere parte al massiccio schieramento di forze statunitensi ordinato, ormai settimane fa, da Trump. Insomma, i giochi sembrano fatti. Eppure da Teheran continuano ad arrivare dichiarazioni surreali secondo cui i negoziati procedono bene e l’accordo “è a portata di mano”.

Il problema che, almeno per il momento, avrebbe impedito la sigla di un patto tra Usa e Iran sarebbero le richieste di Washington, che Teheran continua a respingere. In particolare, secondo i media internazionali, gli americani hanno chiesto grosse concessioni all’Iran: lo stop al programma nucleare, la cessazione del supporto ai numerosi proxy mediorientali, tra cui Hamas ed Hezbollah, e la sospensione del programma missilistico. A parte la prima richiesta, sulle altre due sembra impossibile raggiungere un accordo. Infatti la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha già fatto capire di non volerne sapere. Come riferisce il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, per raggiungere un accordo “gli Stati Uniti dovranno abbandonare le loro richieste eccessive” e negoziare con “serietà e realismo”.

Il Pentagono sbugiarda Trump

Quel che è certo è che Trump, da sempre nemico dell’Iran, sembra cercare un pretesto per far fallire i negoziati così da dare il via ai raid. Se inizialmente il problema era il programma nucleare — malgrado Teheran abbia sempre detto di non avere interesse a realizzare bombe atomiche ma di voler utilizzare questa tecnologia soltanto a fini civili — da qualche giorno il pretesto è diventato il programma missilistico.

Soltanto ieri Trump ha ribadito di avere prove certe, guardandosi bene dal fornirle, che l’Iran ha sviluppato nuovi e potenti vettori capaci di raggiungere gli Usa e l’Ue. Ma se era logico che queste accuse venissero respinte da Teheran, nessuno si sarebbe immaginato che a smentire il presidente degli Usa si mettesse niente di meno che il servizio di intelligence statunitense. Come riportano i media statunitensi, l’affermazione del tycoon “non è supportata dai rapporti dell’intelligence statunitense” e, secondo tre fonti a conoscenza dei dossier, “sembra esagerata”.