Pure l’Isis ha le sue crepe. Atrocità e corruzione fanno fuggire i jihadisti. In un anno i disertori sono stati 58. Tra loro pure francesi, belgi e inglesi

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di Carmine Gazzanni

No, l’Isis non è così granitico come si pensa. No, non è così devoto alla guerra santa e all’annientamento degli infedeli (cristiani o islamici che siano). La realtà è che, se al di fuori del “sedicente” Stato Islamico l’immagine è quella di una teocrazia i cui adepti sono disposti a tutto per ordini sovrannaturali, all’interno ci sono molte più crepe di quanto si creda. Tanto che, nell’ultimo anno, non sono state poche le “fughe”. Ben 58 disertori per ragioni tutt’altro che “divine”. Ma pienamente, per così dire, “terrene”. Di quel terreno basso e corrotto.

I NUMERI – A dirlo è il dossier stilato dall’Internazional Center for the Study or Radicalization (ICSR), il “laboratorio” del King’s College di Londra che negli ultimi due anni si sta occupando quasi esclusivamente del fenomeno Isis. Ebbene, dal report ecco che emerge un dato molto interessante: le diserzioni sono in forte aumento. Certo, i dati restano bassi trattandosi solo di 58 persone. Ma resa il fatto, inequivocabile, di un trend in aumento da gennaio 2014. Specie per quanto riguarda l’ultimo periodo – tra giugno e agosto 2015 – dove si è registrato il picco delle fuoriuscite. Senza dimenticare che, come dice, Peter R. Neumann, direttore della ricerca, questi disertori “rappresentano una piccola porzione di molti militanti che si sentono delusi dall’Isis”. Ma dall’analisi emerge anche altro: i 58 disertori, la cui maggior parte sono uomini (51) ma ci sono anche donne (7), provengono da tutto il mondo. Ben 17 Paesi differenti, segno di come tanti terroristi vengano letteralmente attratti dal Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. La maggior parte sono siriani (21), ma non mancano europei (due tedeschi, due inglesi, un belga e finanche uno svizzero), indonesiani o australiani.

RAGIONI DI FUGA – Ma non è finita qui. Il centro studi, infatti, si sofferma a lungo anche sulle ragioni delle defezioni. Pur specificando il rapporto che la maggior parte degli ex combattenti restano fedeli alle idee radicali dell’Isis continuando a credere, di fatto, nella logica terroristica, si sentono traditi dall’organizzazione interna. Corrotta, appunto. Non a caso, secondo il dossier, tra le principali ragioni di fuga spunta la corruzione, sulla cui questione le argomentazioni sono anche a tratti grottesche, dato che c’è chi rimprovera ad al-Baghdadi di non aver ricevuto le macchine di lusso che gli erano state promesse, chi invece accusa la condotta “ingiusta ed egoistica” dei capi dell’Isis. “Sono una banda che pensa solo ai soldi e al petrolio”, dicono. E ancora: secondo altri disertori, l’Isis non è più quell’organizzazione interessata a rovesciare il regime di Bashar al Assad, quanto a lottare contro i sunniti siriani per “liti con altri gruppi ribelli” e per “l’ossessione della leadership con presunte spie e traditori”. Insomma, lotte all’interno per una sorta di monopolio terroristico interno. Per non dimenticare – altra ragione di fuga – il trattamento dei musulmani. “Atrocità”, vengono definite. Perché le bestie sono tali. Non hanno un credo. Nessuno.

@CarmineGazzanni