Istat riporta Meloni sulla terra: calo generalizzato dell’economia

Dall'ultima nota Istat sull'andamento dell'economia emerge in Italia un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro

Istat riporta Meloni sulla terra: calo generalizzato dell’economia

Come ha detto Giorgia Meloni? “Il tema della crescita è l’altro grande focus per me in questo anno insieme alla sicurezza”, sono state le parole della premier nella conferenza stampa del 9 gennaio. Ovviamente ce lo auguriamo tutti o meglio lo dovremmo pretendere, perché a oggi le cose non vanno affatto bene e lo scenario, sebbene Meloni continui a fare la prestigiatrice e a negare la realtà, è davvero allarmante. Dall’ultima nota dell’Istat sull’andamento dell’economia emerge che in Italia, dove nel terzo trimestre dello scorso anno si registra un incremento congiunturale del Pil pari a +0,1% – mentre la variazione acquisita per il 2025 è dello 0,5% – “i dati ad alta frequenza più recenti segnalano un indebolimento generalizzato dell’economia a ottobre”. La conclusione è che “si evidenzia un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro”.

Arriva la conferma dell’Istat: l’Italia cresce meno del resto d’Europa

Nulla di nuovo dal fronte, insomma. A novembre scorso, la Commissione europea, nelle sue ultime stime economiche, aveva già gelato il governo Meloni. Mentre Eurozona e Ue corrono più delle attese Roma resta nelle retrovie: nel 2025 l’Italia fa meglio solo di Finlandia, Germania e Austria, nel 2026 è davanti alla sola Irlanda e nel 2027 è proprio ‘fanalino di coda’, unico Paese sotto l’uno per cento di crescita.

Giù la produzione industriale

L’indice destagionalizzato della produzione industriale a ottobre è diminuito dell’1,0%. Il calo, anche se con differenti intensità, è stato diffuso ai principali raggruppamenti di industrie, con esclusione dell’energia. Nel trimestre agosto–ottobre, la produzione industriale ha registrato una variazione congiunturale negativa (-0,9%).

Cala la produzione nelle costruzioni…

A ottobre, la produzione nelle costruzioni è diminuita in termini congiunturali (-0,1%), dopo l’aumento osservato a settembre (+1,3%); su base trimestrale (agosto-ottobre), la variazione è risultata negativa (-0,8%). Settore delle costruzioni in calo, come quello dei servizi.

… e nel settore dei servizi

A ottobre l’indice dei volumi del fatturato dei servizi, dopo l’incremento di settembre, ha registrato un calo su base congiunturale. La flessione ha interessato la generalità dei comparti, a eccezione dei servizi di informazione e comunicazione e delle attività immobiliari (+0,8%) e dei servizi di alloggio e ristorazione (+0,1%). L’indice di fiducia delle imprese ha raggiunto a dicembre il livello più elevato da marzo 2024. L’aumento è stato sostenuto dal comparto dei servizi di mercato. Ma nei settori delle costruzioni e della manifattura il clima di fiducia si è deteriorato. In particolare, nel comparto manifatturiero tutte le componenti presentano un’evoluzione sfavorevole.

Scambi commerciali modesti e occupazione in calo

La dinamica congiunturale degli scambi commerciali tra agosto-ottobre è risultata nel complesso modesta (+0,3% e +0,2% rispettivamente per l’export e l’import). A novembre l’occupazione è diminuita rispetto a ottobre. Il calo congiunturale coinvolge le sole donne e tutte le classi d’età, a eccezione delle 25-34enni. Tra settembre e novembre si rileva, in media, un contenuto incremento congiunturale dell’occupazione (+0,3% per un totale di +66mila occupati), mentre calano le persone in cerca di lavoro.

Sale l’inflazione relativa ala carrello della spesa

In lieve accelerazione l’inflazione al consumo. A dicembre, secondo le stime preliminari, si è registrata una leggera crescita dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) (+1,2% in termini tendenziali, dal +1,1% di novembre), che rimane tuttavia ancora nettamente inferiore alla media dell’area euro (+2,0%). La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni alimentari è tornata ad accelerare (+2,4% a dicembre, da +1,8% di novembre; +3,7% l’incremento medio nel terzo trimestre), sia per la componente dei non lavorati (+2,3%, da +1,1%) sia per quella dei lavorati (+2,6%, da +2,1%). In conseguenza della crescita dei prezzi degli alimentari, l’inflazione relativa al carrello della spesa aumenta in dicembre del 2,2% (+1,5% a novembre); il differenziale con l’indice generale sale a 1,0 punto percentuale (da 0,4 punti di novembre).