Italia ancora invischiata nella pattumiera nucleare sovietica. Abbiamo speso 360 milioni in 10 anni per bonifiche, solo in parte tornati in termini di appalti

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di Stefano Sansonetti

In quella “pattumiera” nucleare ex sovietica c’è ancora un bel po’ di Italia. Le aziende del Belpaese interessate, infatti, potranno farsi avanti per accodarsi a una gara d’appalto russa di non poco conto. In ballo c’è la “progettazione esecutiva e la realizzazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi trattati presso il sito di Andreeva Bay”. Si tratta appunto della “discarica” della scorie, a non molti chilometri di distanza dal confine con la Norvegia. In realtà questa gara è soltanto la tappa più recente di un processo cominciato nel lontano 2005, quando durante il Governo di Silvio Berlusconi il Parlamento ha ratificato l’accordo italo-russo per “lo smantellamento dei sottomarini nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi”. Una delle tante prove dei buoni rapporti tra Berlusconi e Vladimir Putin.

I CONTENUTI. In base a quell’accordo l’Italia si è impegnata a versare la bellezza di 360 milioni di euro in 10 anni per contribuire alle bonifiche. L’intesa individua anche come coordinatrice del progetto la Sogin, società al 100% del Tesoro che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari. Proprio dalla Sogin nei giorni scorsi è arrivata la notizia che nell’ambito dell’accordo Mosca-Roma la società russa Aspect-Conversion ha bandito la gara per la realizzazione del suddetto deposito di stoccaggio temporaneo. Piuttosto elaborato il meccanismo. Dai documenti si apprende infatti che la gara, la cui base d’asta è stata fissata in 358 milioni di rubli, prevede che la progettazione e l’esecuzione del deposito siano affidate a una società russa. Quest’ultima, però, dovrà necessariamente rivolgersi a un subfornitore italiano per alcuni servizi come il monitoraggio delle radiazioni nonché l’inventario e il tracciamento delle scorie. Ora, l’azienda italiana che si candiderà a questa parte del subappalto firmerà un contratto in euro con la società russa appaltante. Mentre i pagamenti saranno effettuati “Italia su Italia” dalla Sogin. Ad ogni modo si tratta solo di uno dei tanti appalti succedutisi in questi anni.

IL PRECEDENTE. Nella gestione di Andreeva bay negli anni scorsi era già assurta agli onori della cronaca l’italiana Ansaldo Nucleare (ora in realtà partecipata dai cinesi di Shanghai Electric e dal Fondo strategico italiano per il tramite di Ansaldo Energia). La società si era aggiudicata un contratto per la realizzazione di alcuni impianti per la gestione dei rifiuti radioattivi. Secondo gli aggiornamenti pubblicati dalla Sogin, al momento nella zona sono stati smantellati cinque sottomarini nucleari, e un sesto è in fase di smantellamento. Ed è stata realizzata una nave per il trasporto del combustibile nucleare. Insomma, nel decennale dell’accordo italo-russo quella che era una “pattumiera” radioattiva è migliorata. L’Italia ha pagato un conto salato, 360 milioni, parte dei quali tornati indietro alle aziende in termini di appalti. Ma su Andreeva bay, come dimostra la recente gara, la parola fine ancora non c’è.

Twitter: @SSansonetti

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