Italia in cattive acque. Allarme inquinamento: pesticidi fuorilegge nel 64% di fiumi e laghi. Emergenza nella pianura padano-veneta

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È proprio il caso di dirlo: l’Italia è in cattive acque. E a spadroneggiare è l’inquinamento. A dirlo è l’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale) nel suo ultimo dossier, appena pubblicato, sui pesticidi nelle acque.

Secondo i monitoraggi dell’Istituto, le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) “ospitano” pesticidi a un livello che compromette la qualità ambientale nel 64% dei 1.284 punti monitorati (nel 2012 erano 57%); quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti analizzati (erano 31% nel 2012). La contaminazione è più ampia nella pianura padano-veneta e fra le sostanze più diffuse c’è il glifosato, insieme al suo prodotto di decadimento, l’Ampa.

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C’è da precisare che il glifosato è al centro di una polemica mondiale, dopo che l’Oms ha dichiarato che probabilmente ha degli effetti cancerogeni.

Ma andiamo nel dettaglio. In alcune Regioni, infatti, la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. Ma non è finita qui, Nelle acque sotterrane la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia (50%), in Friuli (68,6%) e in Sicilia (76%).

Sono state trovate 224 sostanze diverse, un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012). Indice, questo, soprattutto – dice l’Ispra – di una maggiore efficacia complessiva delle indagini. Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Rispetto al passato è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto perché è aumentato il numero di sostanze cercate e la loro scelta è più mirata agli usi su territorio.

La frequenza complessiva di pesticidi riferita ai punti di monitoraggio indica un aumento progressivo della diffusione territoriale della contaminazione, nel periodo di osservazione che va dal 2003 al 2014. Nelle acque superficiali, scrive ancora l’Ispra, la percentuale di punti contaminati è aumentata di circa il 20%, in quelle sotterranee di circa il 10%.

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Eppure i dati sono da prendere con le pinze, nel senso che potrebbero essere ancora più drammatici. Secondo quanto emerge dal rapporto Ispra, infatti, negli anni c’è stato indubbiamente un incremento della copertura territoriale e della rappresentatività delle indagini, ma è tuttora evidente una disomogeneità dei controlli fra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, dove ancora non si hanno informazioni su vaste aree, e, laddove il monitoraggio è presente, è generalmente meno rappresentativo, sia in termini di rete, sia in termini di sostanze controllate. Molise e Calabria non hanno fornito alcuna informazione, mentre per altre regioni mancano i numeri sulle acque sotterranee. Le analisi relative al glifosato e all’Ampa vengono svolti solo in Lombardia e Toscana e solo in superficie.

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