L’Italia vuole liberarsi della troika. Ma c’è chi pensa ad altre catene. Incredibile relazione della Corte dei conti europea. “Rafforzare ancora i requisiti per i bilanci nazionali”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Se non ha un retrogusto di vagamente paradossale, poco ci manca. Mentre l’Italia sta tentando di allentare le maglie del Mes per avere una maggiore libertà d’azione anche in fatto di bilancio e di spazio economico, è proprio l’Unione, al di là dello stesso Meccanismo Europeo di Stabilità, in un documento ufficiale a riconoscere che, a suo dire, le cinghie andrebbero ulteriormente strette. A dirlo è la Corte dei conti Ue in una lunga e dettagliata relazione pubblicata pochi giorni fa. I magistrati contabili hanno esaminato quanto fatto e non fatto dalla precedente Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker. E le conclusioni sono tutt’altro che scontate: le regole non sono state poi così stringenti. E dette in riferimento a un euro-esecutivo che, con l’Italia e non solo con l’Italia, non è stato particolarmente clemente, lascia ben intendere l’idea di dipendenza economica che ha in mente la stessa Corte dei conti.

CURIOSO DOSSIER. Ma entriamo nel dettaglio. La relazione prende in esame “le azioni intraprese dalla Commissione per rafforzare i quadri di bilancio degli Stati membri dell’Ue dopo la crisi finanziaria” e se queste stesse azioni “abbiano conseguito i risultati auspicati”. La conclusione? “ Rispetto alle norme e alle migliori pratiche internazionali, i requisiti sono meno severi sotto diversi aspetti, in particolare per quanto riguarda i quadri di bilancio a medio termine e le istituzioni di bilancio indipendenti”. Tanto che, osserva la Corte, la direttiva proposta a riguardo dalla Commissione Juncker “ha affrontato alcune delle debolezze rilevate dalla Corte (già nel 2017, ndr), ma non tutte”. Le regole avrebbero dovuto essere molto più stringenti. E, in questo, i magistrati contabili si rifanno anche a precedenti rilievi mossi anche dalla Banca Centrale Europea (non proprio emblema di clemenza). Per capire, però, di cosa stiamo parlando bisogna fare un passo indietro al 2017.

Allora la Corte dei conti aveva infatti già chiesto di modificare il trattato “sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria nel diritto dell’UE”. In quella circostanza, però, la Commissione sarebbe stata troppo clemente perché avrebbe attuato solo un “approccio teleologico”, ossia un’incorporazione incentrata sull’obiettivo di fondo del patto di bilancio: “la convergenza verso livelli di debito pubblico prudenti”. I magistrati avrebbero voluto molto di più. Avrebbero voluto un “obiettivo di bilancio” più chiaro, magari anche con un “massimale numerico”. Insomma, al di là di tecnicismi e paroloni, regole più strette e concrete anche sul come raggiungere determinati equilibri di bilancio. Questa situazione di presunta “morbidezza” ha creato secondo la Corte non pochi problemi: “Vi sono stati casi in cui la Commissione e un’istituzione di bilancio indipendente sono giunte a conclusioni diverse”.

E la ragione deriva proprio dal fatto che “nel valutare la conformità, la Commissione si avvale appieno della discrezionalità ad essa attribuita dal diritto UE, nonché della facoltà di interpretare tale discrezionalità”. Ancora una volta: servono regole più severe. E servono anche sulle sanzioni europee. In altre parole: bisogna riscuotere il prima possibile, senza lasciar passar più tempo del previsto. E in effetti c’è qualcuno che se ne approfitta: le 18 procedure “EU Pilot” monitorate, infatti, sono rimaste aperte in media per oltre 65 settimane, ben oltre il periodo di riferimento di 20 settimane della Commissione”.