L’italica iellocrazia del Covid. Con la pandemia non tutti i mali vengono per nuocere. A suggerirlo è Marx con il suo Elogio del crimine

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In una società che spettacolarizza tutto, poteva il Covid non portare frutto a livello industriale, pubblicitario, finanziario, a livello di prodotti di largo consumo, piattaforme on line, telecomunicazioni, farmaci? Certo che no. Del resto, è lo stesso Karl Marx a dircelo in un breve testo scritto fra il 1860 e il 1862, Elogio del crimine (Nottetempo, pagg. 18, euro 3), solitamente attribuito al quarto volume del Capitale: se un filosofo produce idee, un pastore prediche e via dicendo, “un delinquente produce delitti”, e non solo, potendo aggiungere all’elenco anche manuali di diritto, le lezioni dei professori e, diremmo oggi, un’inflazione di corsi universitari di criminologia.

Dunque, essere un borseggiatore, un omicida o un accoltellatore “verifica un aumento della ricchezza nazionale”. Il pensatore di Treviri, non a caso, cita un mitico brano di Mandeville nella sua Favola delle api dove questi tesse un panegirico del male come “la solida base, la vita e il sostegno di tutti i mestieri e di tutte le occupazioni senza eccezione… la vera origine di tutte le arti e di tutte le scienze”, fattore inequivocabile di giustezza e crescita di una società che altrimenti ne risulterebbe “devastata se non interamente dissolta”. Ma il vantaggio non è solo commerciale, è anche a livello di conservazione di caste politiche. E quale occasione migliore per verificare il nostro spirito letargico e incantato che analizzare ciò che ha detto il premier Giuseppe Conte per battezzare la riapertura totale del 3 giugno? Chissà perché il Covid ha portato con sé nelle pubbliche esternazioni dei mandarini della politica un desiderio sopito di palingenesi.

Al posto di parlare di reagenti tamponi soldi liquidità e welfare, si allude prometeicamente a una società prossima futura stracolma di diritti, tutta green, digitalizzata, con sistemi viari e aeroportuali pazzeschi, super servita, sburocratizzata, con cantieri dove si lavora felici e alacri, in nome di un Progresso che ci bacia in fronte premiandoci della momentanea disgrazia arrecataci da un Fato avverso, e dove tornano a tuonare i cannoni della riforma fiscale, dei tempi celeri della Giustizia, della banda larga, dell’Alta velocità di rete, dei raddoppi ferroviari, degli investimenti, delle abboffate di assunzioni: in pratica tutto quello che non è stato fatto almeno dagli anni Ottanta in poi. E così Cetto-Conte ripropone e ripropina finanche il ponte sullo Stretto – non credevo alle mie orecchie -, “da valutare senza pregiudizio”. L’importante è che le folle si sentano vocate alle “magnifiche sorti” del Sol dell’Avvenire, dopo la puzza di amuchine e il nylon sugli incisivi. Sfiga&Sfida. Iellocrazia. I piani di Rinascita diventano lo Stargate di una Campagna Elettorale Permanente. Più vantaggio di così.

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di Gaetano Pedullà

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