Italicum e Riforme, ora per il Governo la corsa è a ostacoli. La fronda Pd resta sulle sue posizioni. E Berlusconi tratta solo con la grazia

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a vera partita comincia soltanto ora. E Matteo Renzi lo sa bene. Come lo sanno bene tutti i suoi detrattori, dalla sinistra Dem fino all’amico-nemico Silvio Berlusconi. E, sotto la folte coltre di sobrietà del nuovo Presidente della Repubblica, anche Sergio Mattarella sa già da ora che sul suo tavolo potrebbero arrivare alcune delle riforme e delle leggi più controverse degli ultimi mesi. Legge elettorale, riforme costituzionali, jobs act, solo per citarne alcune. Ma, poco prima, si è detto bene: potrebbero arrivare. Il condizionale è d’obbligo. Non tanto per Ncd che alza la cresta col premier, ma solo fintamente, dopo che si è permesso di dire che i partitini non rallenteranno il lavoro dell’esecutivo, quanto per Forza Italia e per la sinistra Dem.

IN TRINCEA
Entrambi i fronti, infatti, ora avanzeranno a Renzi richieste sempre più pressanti, anche se per motivi differenti. Silvio Berlusconi, dopo essere stato pesantemente gabbato dal Presidente del Consiglio, ieri ha parlato chiaro: “Molto spesso abbiamo detto sì a cose che non ci convincevano veramente, d’ora in avanti diremo sì solo a ciò che ci convince”. Come dire: ora, caro Matteo, bada a come ti muovi. Dall’altra parte, invece, abbiamo i frondisti, l’ala più radicale del Partito Democratico che, per bocca di Pier Luigi Bersani già qualche giorno fa ha specificato che l’elezione di Mattarella altro non è che “un colpetto al Nazareno”. Che a sua volta equivale a dire: bisogna fare molto di più. Insomma, stretto tra sinistra e destra, Matteo Renzi, a prescindere dalle dichiarazioni che ostentano sicurezza e tranquillità, si troverà a camminare in un campo minato. Potrebbe bastare un passo falso per saltare. Che sia l’Italicum o la riforma costituzionale. Obiettivi che il premier vuole raggiungere a tutti i costi ma che non è detto accada, dato che è risaputo non piacciono – almeno così come concepite – alla sinistra Dem. Ergo: sono necessari i voti degli Azzurri. Ma il Cav è una vecchia volpe e non cederà senza un compromesso. Che, magari, potrebbe assumere i contorni della grazia. Specie dopo la decisione di due giorni fa dello sconto di pena a Cesane Boscone deciso dal giudice di sorveglianza di Milano.

OCCHIO AL COLLE
Ed è proprio qui che entra in campo anche Mattarella. Prendiamo l’Italicum. Se la Camera dovesse approvare lo stesso testo dell’Italicum uscito dal Senato, tra i primissimi impegni in agenda, la riforma della legge elettorale potrebbe presto arrivare al Colle per essere promulgata. Una riforma sulla quale numerosi giuristi hanno, però, sollevato dubbi di incostituzionalità. E che cosa farà Mattarella, lo stesso Mattarella che ha bocciato il Porcellum per l’assenza delle preferenze, un tratto che distingue anche l’Italicum? Il rischio, insomma, è che Mattarella possa bloccare proprio il lavoro di Renzi. Senza dimenticare che diversi giuristi hanno rilevato margini di incostituzionalità pure sull’abolizione del Senato. Essendo un ex giudice costituzionale, Mattarella potrebbe andare, per così dire, di “matto”. E gabbare Matteo. Appunto.

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