Italicum, battaglia a suon di mozioni. Il Pd rinnega se stesso e chiede modifiche al testo. Ma per il centrodestra è l’ennesima truffa di Renzi

di Francesco Carta
Politica

Oggi pomeriggio verrà votata la mozione della maggioranza sull’Italicum. Nessuna indicazione su dove e come si possa correggere la legge elettorale, ma più volte si parla di “eventuali” e “possibili” modifiche. Insomma l’apertura c’è. E Matteo Renzi d’altronde l’aveva già confermato da New York.

Il Pd, dunque, oggi capirà quanto fanno sul serio gli altri partiti con un testo che impegna la Camera e che “tutti dovrebbero votare se hanno davvero la volontà di fare qualcosa”, dice il capogruppo del Pd a Montecitorio Ettore Rosato.

Ecco il testo della mozione:

La Camera premesso che,

l’11 luglio 2016 è entrata in vigore la legge 6 maggio 2015, n. 52, comunemente conosciuta come Italicum, in materia di elezione della Camera dei Deputati;

è attualmente in corso un ampio dibattito politico su possibili e articolate ipotesi di riforma della citata legge;
Si impegna ad avviare, nelle sedi competenti, una discussione sulla legge 6 maggio 2015, n. 52, al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte.

LE REAZIONI – Le prime reazioni arrivano dalla minoranza del Pd. E sono tutt’altro che positive. La sinistra interna si riunirà prima del pomeriggio per valutare un atteggiamento comune al momento del voto. Prevale l’orientamento a uscire dall’aula. L’ex capogruppo Roberto Speranza usa l’arma dell’ironia, per sottolineare la vaghezza della mozione: “Bel testo, no?”. Pier Luigi Bersani che ha già riunito un gruppo di deputati a lui vicini, critica la mossa di Renzi. E non va meglio negli altri partiti. Daniele Capezzone, di Conservatori e Riformisti, attacca: “A me pare che la discussione di queste ore sulla legge elettorale e sulle relative mozioni sia più o meno un esercizio di ginnastica. Da Renzi vengono solo aperture finte, senza sostanza”. Una posizione ribadita anche da Maurizio Gasparri, di Forza Italia, secondo cui il dibattito di questi giorni è pressoché “ridicolo”. “La discussione parlamentare sulla legge elettorale – commenta il vicepresidente del Senato – è inutile e temeraria. Mozioni che non dicono nulla, mediazioni in una maggioranza lacerata ed incerta che dovrebbe piuttosto pensare ad altro, come a bloccare l’auto invasione di clandestini gestita da Renzi. Prima va fissata la data e celebrato il referendum poi, dopo la vittoria del No, va cancellata una riforma confusa e pasticciata per mandare a casa Renzi e i suoi amici”. Stessa posizione anche per Matteo Salvini che denuncia denuncia “l’ennesima truffa di Renzi, del Pd e della maggioranza, che prima hanno occupato il Parlamento con una legge elettorale per loro meravigliosa passata a colpi di fiducia, poi hanno scoperto che invece fa schifo e ora vogliono cambiarla. Non se ne parla nemmeno, prima si vota no al referendum, poi si pensa a tutto il resto”.

L’ALTRA MOZIONE – E nella tarda mattinata le critiche del centrodestra di trasformano in una nuova mozione, diametralmente opposta a quella della maggioranza. No ai ”trabocchetti”, no alle ”trappole di Renzi”. Forza Italia, Fdi e Lega rispondono così a Matteo Renzi sull’Italicum presentando una mozione comune per rinviare ogni confronto sulla legge elettorale solo dopo il referendum. Il testo è stato messo a punto – fa sapere l’AdnKronos – dopo un lungo vertice del centrodestra nel cortile interno della Camera dei deputati.