Jobs Act ad alta tensione. E intanto l’Italia barcolla

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dalla Redazione

Lo scontro è frontale con Matteo Renzi da una parte e la minoranza del Pd con i sindacati dall’altra. Punto fondamentale del contendere il Jobs Act su cui Renzi ha le idee molto chiare: “La delega sul lavoro alla Camera non cambierà rispetto al Senato. Alcuni dei nostri non voteranno la fiducia? Se lo fanno per ragioni identitarie, facciano pure. Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano”. La spiegazione molto chiara viene fuori da quanto affermato dal premier a Bruno Vespa per il libro ‘Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla prima repubblica sempre sul carro del vincitore’ in uscita giovedì 6 novembre. “A differenza del passato – dice Renzi a Vespa – io non ho il complesso del “nessun nemico a sinistra”. “Se si arrivasse a una scissione, ma non ci si arriverà, la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: che state facendo?”.

E a rilanciare la sfida c’ha pensato intervendo a In mezzo’ora il segretario della Fiom, Maurizio Landini: “Unico modo per far cambiare idea al Governo è dimostrare che il sindacato, al contrario di quel che Renzi pensa, ha la maggioranza dei consensi delle persone che lavorano e di quelle che vogliono lavorare e che contro il lavoro non va da nessuna parte. Non scendo in politica”, ha poi chiarito Landini, “Renzi si scordi di trasformare la battaglia che la Fiom e la Cgil stanno facendo, a semplice battaglia politica di qualche corrente del suo partito. Se il Pd è diviso sono fatti suoi. Voglio continuare a fare il sindacalista, l’ho detto in tutte le salse. Non l’ho detto in inglese solo perché non lo so. Di fare la minoranza non me ne frega nulla. Non me ne frega nulla se dicono che valgo il 10%. Non voglio impegnarmi in politica”.