Jobs Act, dopo le polemiche arriva la fiducia

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dalla Redazione

La fiducia al Jobs Act è arrivata in piena notte con 165 sì, 111 no e due astensioni. A votarla anche i senatori della minoranza del Partito democratico che però annunciano battaglia alla Camera per modificare il testo.

di Maurizio Grosso

Una fiducia sulle parole, perché nei fatti l’articolo 18 al momento è un autentico fantasma. Quello che è successo ieri, a ben vedere, sembra un po’ una commedia. Il governo ha finalmente incassato la fiducia al Senato sul Jobs Act, la controversa riforma del mercato del lavoro tanto osteggiata dalla minoranza del Pd. Peccato che nel testo, che è una legge delega, non ci sia la benché minima traccia di come si voglia riformare il famoso art. 18. Ci penseranno i decreti delegati. Il fatto è che ieri, mentre era ancora in corso la discussione in aula, il premier Matteo Renzi era impegnato a Milano in un vertice sul lavoro con i colleghi europei, in particolare la cancelliera tedesca Angela Merkel. E ancor prima che la fiducia fosse votata, il presidente del consiglio è riuscito a incassare il plauso della Merkel su un provvedimento che nulla dice sull’articolo 18. Per la cancelliera, infatti, la riforma italiana “è un passo importante”. Un gioco di prestigio, dunque. Ma avrà veramente convinto i custodi del rigore?

IL QUADRO
Assodato che nella legge delega, e in particolare nel maxiemendamento governativo sul quale è stata votata la fiducia, non c’è nessun richiamo all’art.18, ci ha pensato il ministro del lavoro Giuliano Poletti a far capire dove l’esecutivo vorrebbe andare a parare: “Il Governo intende modificare il regime del reintegro così come previsto dall’articolo 18, eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità”. La tutela resterà per “i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmenti gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie”. Parole piuttosto chiare, ma la cosa curiosa è che alla fine la fiducia è passata su un testo che non le contiene. Insomma, Renzi non ha voluto forzare la mano il giorno dopo l’incontro con i sindacati. E forse ha inteso lanciare un timido segnale nei confronti della minoranza Pd, lasciando aperto uno spiraglio di trattativa nel momento in cui verranno predisposti i decreti delegati. Non per niente i dissidenti del Pd, ieri, pur avendo approvato un documento critico sulla riforma, hanno votato sì alla fiducia. Detto questo, cosa contiene alla fine il Jobs Act votato ieri?

I CONTENUTI
Tra le misure che emergono dal testo del maxi-emendamento ci sono sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato. L’intento, si legge, è farne “forma privilegiata di contratto di lavoro rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti”. Mentre, per ridurre la precarietà, e dare certezza alle imprese ci sarà “un drastico riordino delle tipologie contrattuali con l’abolizione delle forme più permeabili agli abusi e più precarizzanti, come i contratti di collaborazione a progetto”, noti come co.co.pro. Il maxiemendamento dice sì, inoltre, alla revisione delle mansioni del lavoratore in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale, per “la tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento”.

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