Jobs Act, lo scontro di maggioranza è servito

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di Lapo Mazzei

Come cambia il mondo. Ciò che ieri appariva impossibile oggi diventa realtà. E non tanto in nome e per conto di una presunta realpolitik, quanto in virtù delle necessità del momento. Che compongono quadri nuovi e scompongo consolidate abitudini. E così succede che Forza Italia dialoghi con la Cgil di Susanna Camusso mentre il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, la cui unica missione societaria è mantenere i posti di governo guadagnati con il distacco da Silvio Berlusconi, si ritrova a contestare il premier Matteo Renzi. A determinare questa mutazione genetica della politica italiana, messa davanti allo specchio delle proprie responsabilità dalle crisi strutturali che ne stanno segnando la vita, è il decreto sul lavoro, ovvero quel Job Act tanto caro al premier dato che rappresenta l’unico assegno spendibile da presentare all’Europa. E siccome il titolo di credito interessa a tutti, ovviamente nessuno vuol restar fuori dalla foto di famiglia. Da qui le nuove intese e le consolidate ruggini che rischiano di deviare il percorso della maggioranza.

L’ACCELERAZIONE
La novità, ovviamente, è il filo del dialogo tra azzurri e Cgil. “Mantenere una normalità del confronto democratico e del dialogo tra istituzioni e sindacati, non può che far bene alla democrazia”, affermano in una nota congiunta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso e il presidente del gruppo di Forza Italia della Camera, Renato Brunetta al termine dell’incontro odierno. Un vertice che segna l’inizio di una serie di colloqui chiesti dal sindacato di Corso d’Italia ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari di Camera e Senato. Ma il vero tema, che rischia di diventare un terreno di scontro irto di trappole e trappoloni, riguarda le accelerazioni sul ddl lavoro e sulla revisione dell’articolo 18. L’esecutivo è pronto a presentare un proprio emendamento al testo della delega per il Jobs Act che recepirà le modifiche già presentate dopo l’accordo all’interno del Pd sul tema dei licenziamenti. Ma il Nuovo centrodestra torna a puntare i piedi. L’emendamento dovrebbe arrivare domani in commissione Lavoro di Montecitorio, e la conferma arriva dal sottosegretario Teresa Bellanova. L’emendamento atteso dal governo, ha sottolineato Bellanova a margine dei lavori della commissione, “riprende tutti gli emendamenti sul tema per finalizzare il reintegro per i licenziamenti disciplinari con la definizione del perimetro delle tipologie” per le quali la reintegra nel posto di lavoro non verrà cancellata per essere sostituita da un indennizzo. Di fatto, si tratta di una riformulazione di testi già presentati in commissione.

IL NODO DELLA QUESTIONE
Il governo intende specificare che il reintegro sarà possibile, nel caso dei licenziamenti disciplinari, quando la motivazione addotta dall’azienda sarà dichiarata falsa o inesistente dal giudice. Per gli altri casi ci sarà l’indennizzo crescente con l’anzianità, come per i licenziamenti economici. Ovviamente l’Ncd non ci sta. “L’annuncio della sottosegretario Bellanova con riferimento all’emendamento del governo sull’articolo 18 non corrisponde a quanto concordato con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Se vedessimo un testo diverso da quello che conosciamo ce ne andremmo dalla Commissione e si aprirebbe un bel contenzioso nella maggioranza”, dice il capogruppo al Senato del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi. Per il premier un’altra gatta da pelare. Sempre che tutto ciò non diventi il pretesto per mollare al proprio destino Alfano e o suoi….

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