Sono 609.483 le firme raccolte in meno di tre mesi dai cittadini europei che chiedono alla Commissione di sospendere l’accordo di associazione con Israele. Un milione è il traguardo. Le soglie nazionali minime sono già state superate in nove paesi su sette richiesti, con la Francia al 482 per cento e l’Italia a quota 148. Bruxelles osserva.
L’Iniziativa dei Cittadini Europei ECI(2025)000005, promossa dall’Alleanza della Sinistra Europea, ha aperto la raccolta il 13 gennaio 2026. Scadenza: 13 gennaio 2027. La richiesta: la Commissione presenti al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo UE-Israele, in vigore dal 1995. Nel 2024 gli scambi tra le due parti hanno raggiunto 42,6 miliardi di euro. L’Ue copre il 34 per cento delle importazioni israeliane. Israele ha aderito a Orizzonte Europa nel 2021: 1,11 miliardi di euro di fondi Ue a imprese, università ed enti israeliani, tra cui società con legami diretti con l’esercito.
Il fondamento giuridico è l’articolo 2 dell’accordo, che subordina ogni disposizione al rispetto dei diritti umani, definendoli “elemento essenziale”. Una violazione conferisce all’altra parte il diritto di sospendere in via unilaterale. Il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) ha certificato quella violazione il 20 giugno 2025: blocco degli aiuti assimilabile all’uso della fame come arma di guerra, attacchi indiscriminati, distruzione sistematica di ospedali. La Corte internazionale di giustizia (Cig) ha emesso ordinanze nel 2024 e un parere consultivo il 22 ottobre 2025. Bruxelles ha risposto con una sospensione parziale, circoscritta alle startup dell’EIC Accelerator.
Il meccanismo che l’Europa tiene in standby
L’Ice è un dispositivo di democrazia partecipativa che consente a un milione di cittadini di almeno sette stati membri di obbligare la Commissione a valutare un atto legislativo. L’esecutivo non è tenuto ad agire, ma deve spiegare perché non lo fa. Malin Björk, presidente dell’Alleanza della Sinistra Europea, ha avvertito che se la Commissione ignorasse un’Ice arrivata a un milione di firme «costituirebbe una crisi per la democrazia e per l’istituzione europea stessa». Il paradosso è dentro l’accordo: le clausole che Bruxelles cita per legittimare la partnership con Tel Aviv sono le stesse che il Seae e la Cig hanno certificato come violate. La Commissione ha scelto il parziale perché sospendere in toto significherebbe ammettere che quel quadro era già rotto.
In Italia le firme hanno superato 79.622, il 148,60 per cento del minimo richiesto. Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi e Sinistra) era presente al lancio di Bruxelles il 13 gennaio 2026. Pd, M5S e Avs hanno presentato alla Camera una mozione congiunta, firmata da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Fratoianni e Angelo Bonelli, che chiede la sospensione dell’accordo e la revoca della cooperazione militare. Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd nel gruppo S&D al Parlamento europeo, ha chiesto «con immediatezza» la sospensione dopo la decisione israeliana di reintrodurre la pena di morte.
Cento barche, un milione di firme
La raccolta si sovrappone alla Spring Mission 2026 della Global Sumud Flotilla: oltre cento imbarcazioni da più di 50 paesi, con l’obiettivo di rompere l’assedio illegale su Gaza e stabilire una presenza civile continuativa. Partenza principale da Barcellona il 12 aprile. Dai porti italiani, da Bari il 4 aprile a Civitavecchia, Napoli, Trieste, le barche convergono nel Mediterraneo orientale. La flotta medica conta oltre mille operatori sanitari; a bordo anche costruttori e investigatori di crimini di guerra. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, ha descritto Gaza come «occupata illegalmente» al 70 per cento dall’esercito israeliano, con l’obiettivo di stabilire una presenza civile e avviare la ricostruzione. Sumud, in arabo, significa perseveranza. È il nome scelto da chi ha smesso di considerare l’assuefazione un’opzione.
609.483 firme, cento barche in rotta. Il numero cresce ogni giorno. Qualcuno a Bruxelles dovrà rispondergli.