L’Italia lascerà l’aeroporto di Kabul insieme alle forze Usa. Di Maio: “Non possiamo mantenere una presenza diplomatica ma abbiamo il dovere morale di non voltare le spalle al popolo afghano”

Afghanistan Di Maio
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“Dopo che le forze statunitensi avranno lasciato l’aeroporto di Kabul non potremo mantenere qualunque presenza diplomatica all’aeroporto, non sarà possibile né per noi né per alcun Paese dell’Alleanza”. È ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato (qui il video), in merito alla crisi in Afghanistan.

“In questi 20 anni – ha aggiunto l’esponente dell’Esecutivo – abbiamo combattuto il terrorismo in Afghanistan, non possiamo permettere che il paese torni ad essere un rifugio sicuro e un terreno fertile per gruppi terroristici o una base da cui pianificare attacchi. Dobbiamo coinvolgere tutti gli attori, specie quelli della Regione, che condividono la stessa preoccupazione. La presenza sul territorio afghano di gruppi affiliati ad Al Qaeda e Daesh e l’incertezza sull’atteggiamento della leadership talebana, sono elementi che destano preoccupazione nella comunità internazionale. Al Qaeda seppur indebolita è ancora viva e può contare su un’ambiguità del rapporto con i talebani”.

“La crisi in Afghanistan – ha detto ancora Di Maio – è tanto drammatica quanto complessa, non vi sono risposte immediate e facili ma abbiamo il dovere morale di non voltare le spalle al popolo afghano. Il timore dei talebani per la sospensione dei progetti di assistenza internazionale e per l’isolamento potrebbe rappresentare una leva significativa in mano alla comunità internazionale per costringerli ad accettare impegni. Cessazione delle violenza, rispetto dei diritti umani, lotta al terrorismo, traffico di droga, gestione emergenza migratoria sono gli obiettivi su cui cercare convergenza della comunità internazionale”.

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“La sfida più impegnativa sarà dopo – ha detto ancora il ministro degli Esteri -, i corridoi umanitari vengono organizzati normalmente da paesi terzi. Va tenuto conto che realizzare corridoi umanitari dallo stesso Paese di origine dei rifugiati necessità della non scontata collaborazione delle autorità locali e la messa in pericolo degli stessi, perché i talebani avrebbero le liste dei nomi. Occorrerà che l’Ue assuma un forte impegno a tutelare chi fugge dal regime talebano”.

“E’ chiaro – ha proseguito il ministro parlando ancora della crisi in Afghanistan – che crescerà la domanda di accoglienza di rifugiati emigranti, in primo luogo nei paesi limitrofi ma anche in Europa. E’ evidente che non possono esistere soluzioni nazionali a un’emergenza di tale ampiezza, è necessario che l’Ue, al di là della gestione dell’emergenza, dia una risposta comune in stretto rapporto con i partner della Regione. La questione andrà affrontata facendo ricorso a tutti gli strumenti disponibili per scoraggiare e prevenire rotte migratorie insicure e illegali”.

“Ad oggi – ha informato Di Maio – abbiamo evacuato tutti gli italiani che ci hanno chiesto di lasciare il Paese, rispondendo alla comunicazione inviata dall’Ambasciata. Abbiamo portato in Italia quasi 2.700 afghani, principalmente collaboratori delle istituzioni italiane, a partire dal nostro contingente militare, e loro familiari”.

Un numero di profughi che, ha aggiunto ancora Di Maio, “è destinato a crescere, considerati circa mille afghani già in sicurezza in aeroporto e previsti imbarcarsi sui prossimi voli italiani”. “L’Italia è stata tra i primi Paesi ad attivare un efficace ponte aereo”, ha detto anche il ministro degli Esteri ringraziando “donne e uomini del Ministero della Difesa per la dedizione e l’efficacia con cui hanno sempre collaborato con noi e hanno fronteggiato l’emergenza”.