Un kit per chi ha perso il lavoro. Un unico strumento per assistenza e politiche attive. Cafà (Fonarcom): costruiamo un ecosistema del welfare forte, inclusivo e sostenibile

Cifa Andrea Cafà
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Non è un caso che il Festival del lavoro si concluda a ridosso del Primo Maggio. Così facendo, consegna a tutti i lavoratori un messaggio positivo. In questa due giorni, infatti, molto è stato proposto, valutato, annunciato a favore della ripartenza del Paese, anche sul versante della lotta alla disoccupazione.

Un contributo significativo giunge dal Fondo interprofessionale Fonarcom e dall’associazione datoriale Cifa Italia, il cui presidente Andrea Cafà (nella foto) si è così espresso alla fine dei lavori: “Abbiamo capito che la ripartenza si fonda sull’utilizzo delle tecnologie digitali e su una cultura sempre più green, ma per riuscire a transitare davvero verso il nuovo modello economico e sociale occorre costruire un “ecosistema del welfare” forte, inclusivo e sostenibile per il mercato del lavoro. La persona deve trovarvi non solo la formazione e l’accesso alle nuove competenze ma anche un insieme di misure di sostegno e di accompagnamento che le consentano di raggiungere un benessere che riconsegnerà poi all’azienda in termini di produttività, miglioramento organizzativo e, quindi, competitività”.

In altre parole, spiega Cafà, “ogni lavoratore in attesa di reinserirsi in azienda dovrebbe essere dotato di una cassetta degli attrezzi, di un Kit completo con tutto quanto gli serva sia sul fronte della qualificazione o riqualificazione – quindi formazione e manutenzione delle competenze – sia su quello del sostegno al reddito. Serve uno strumento unico che raccolga e armonizzi, per singolo lavoratore, le misure di politiche attive e di politiche passive. E’ sottinteso che il lavoratore accetti il kit nella sua interezza, quindi tutte e due le tipologie di politiche”.

“Sta nascendo una nuova idea di lavoro dove datore di lavoro e lavoratore partecipano insieme alla definizione degli obbiettivi. Ci siamo resi conto come una maggiore fiducia da parte del primo responsabilizzi maggiormente il lavoratore rendendolo più autonomo nel raggiungimento delle finalità condivise” ha concluso Cafà.