Knox e Sollecito uccisero, richiesta la condanna. Domani il verdetto che potrebbe non essere l’ultimo in un processo che gli americani non capiranno mai

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Non ci capiamo più niente qui in Italia, figuriamoci cosa possono capire gli americani del processo per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il 2 novembre 2007 a Perugia e ancora senza un colpevole. Ieri il sostituto procuratore generale Mario Pinelli ha chiesto alla Cassazione di confermare la sentenza del 30 gennaio 2014, con cui la Corte d’assise d’appello di Firenze ha inflitto 28 anni e mezzo ad Amanda Knox e 25 a Raffaele Sollecito. In uno dei processi più controversi mai celebrati in Italia, questa è la seconda volta che il delitto della studentessa inglese approda alla Suprema Corte: Amanda e Raffaele infatti sono stati condannati, poi assolti, poi di nuovo condannati. Ora si aspetta il nuovo giudizio, atteso per domani, che potrebbe non essere l’ultimo. Se la richiesta dell’accusa sarà accolta, infatti, il caso per la giustizia italiana si chiuderà qui. Ma se invece ci sarà un annullamento con rinvio, allora il caso finirà per la terza volta davanti a una corte d’assise d’appello. Comprensibile dunque che all’estero non si capisca molto di come funziona il nostro sistema giudiziario.

L’ACCUSA
Unica certezza è che con questa giustizia è facile farla franca per i colpevoli. E in questo caso se la Cassazione confermerà la condanna per gli ex fidanzati, alla fine pagherà solo Sollecito perchè la Knox è tornata da tempo a Seattle e da li potrà non tornare più in Italia. I giudici della V sezione penale, presieduti da Gennaro Marasca, dovranno dunque decidere se accogliere la richiesta del pg, secondo cui la sentenza di condanna è corretta e ad uccidere sarebbero stati proprio la Knox e Sollecito.

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di Gaetano Pedullà

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