La avvisaglie di crisi rientrano (per ora), Guerini non teme il Ncd. E Formigoni vuole un patto di Governo

dalla Redazione
Politica

Nessun allarme. Nessuna preoccupazione. Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, abbassa i toni, allonanando l’ipotesi di una crisi di Governo. E si basa sulle parole di Renato Schifani, capogruppo di Area popolare al Senato, che ha smentito possibili agguati al Senato. “Mi pare emerga che non c’è nessuna volontà di Ncd di cercare strade alternative. C’è la volontà di lavorare insieme e la consapevolezza che ciò servirà a dare risposte agli italiani”, ha dichiarato Guerini.

“Non è il momento di esaurire la spinta riformatrice, anzi serviranno ulteriori scelte che si vedranno in modo chiaro nella prossima legge di stabilità”, ha aggiunto invitando la coalizione a proseguire il cammino comune. E dal Pd arriva una netta difesa di Angelino Alfano. “Sta lavorando bene, non è assolutamente indagato nell’inchiesta romana, e se deciderà di intervenire in Parlamento sono certo che chiarirà ancora meglio la sua posizione”, ha detto Guerini.

Tregua nel Nuovo centrodestra
Il Nuovo centrodestra sta cercando di ricucire gli strappi degli ultimi giorni. E anche il senatore, Antonio Azzollini, uno dei ribelli del gruppo, ha garantito l’appoggio all’Esecutivo. “Non credo che il governo Renzi al Senato rischi di non avere la maggioranza, io stesso voterò a favore del provvedimento sugli enti locali, e comunque la maggioranza ci sarà sino a quando ci sarà il sostegno dei senatori del gruppo Ala e dell’Ncd. A parte la mia personale solidarietà al ministro Alfano, le mie riserve sul piano politico sono da tempo note ed evidenti”.

Un altro dissidente, l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha spiegato la sua posizione: “Non saremo tanto irresponsabili da far cadere il governo mentre infuria il terrorismo e l’Europa va a rotoli. E non abbiamo intenzione di tornare in Forza Italia”. Tuttavia, ha rilanciato la necessità di un confronto con il Partito democratico: “Riteniamo esaurito il patto riformista che determinò la separazione da Berlusconi e ci legò prima al governo Letta e poi a quello Renzi”. Quindi “a meno che non si stipuli un patto di fine legislatura che preveda precisi interventi a favore delle famiglie, a contrasto della povertà, e modifiche all’Italicum, è opportuno che Ncd esca dal governo e dia all’esecutivo soltanto un appoggio esterno”, ha concluso Formigoni.