La Bce dà il via al programma di acquisto di titoli da 750 miliardi per affrontare l’emergenza Coronavirus. Draghi: “Serve liquidità. Il debito deve crescere”

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La Banca centrale europea ha dato il via al nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per affrontare l’emergenza Coronavirus (pandemic emergency purchase programme).  La Bce ha confermato il lancio del programma con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Con il Pepp “l’Eurosistema non tollererà alcun rischio posto alla trasmissione della politica monetaria in tutte le giurisdizioni dell’area euro”.

“La pandemia del coronavirus costituisce un’emergenza collettiva di sanità pubblica pressoché senza precedenti nella storia recente. È anche uno shock economico estremo, che richiede una reazione ambiziosa, coordinata e urgente delle politiche su tutti i fronti” scrive la Banca centrale nel suo bollettino, spiegando le motivazioni che hanno portato l’Istituto, presieduto da Christine Lagarde, a dare avvio a un nuovo programma di acquisto per dare risposta a una crisi senza precedenti.

“L’evolvere dell’epidemia – scrive ancora l’Eurotower – sta peggiorando le prospettive per l’economia mondiale contenute nelle proiezioni macroeconomiche di marzo 2020 formulate dagli esperti della Bce”. La Bce sottolinea che “in un orizzonte di più lungo periodo la prevista ripresa dell’economia mondiale dovrebbe acquisire una trazione non più che modesta”. Francoforte spiega che “l’epidemia ha colpito l’economia mondiale proprio mentre si iniziavano a cogliere i primi segni di una stabilizzazione”.

“Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza”: “il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile”. E’ quanto afferma, in una lunga analisi pubblicata sul Financial Times, l’ex governatore della Bce, Mario Draghi, spiegando come va declinato il nuovo “whatever it takes” e sottolineando che ora è il momento di decisi interventi pubblici finalizzati ad aumentare la liquidità, anche a costo di far aumentare il debito pubblico. “I livelli di debito pubblico – scrive Draghi – devono salire. Ma l’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio”.

“E’ già chiaro che la risposta” alla guerra contro il Coronavirus, scrive ancora l’ex presidente della Banca centrale europea, “deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico”. “La perdita di reddito del settore privato – scrive nella sua analisi – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato”.

“La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno” – scrive – deve incontrare “un’uguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci uno con l’altro in quella che è evidentemente una causa comune”. “L’Europa è ben equipaggiata”, sostiene Draghi, per affrontare questo “shock straordinario. Ha una struttura finanziaria capace di far confluire fondi in ogni parte dell’economia. Ha un forte settore pubblico in grado di coordinare una risposta rapida. La velocità – ribadisce – è essenziale per l’efficacia”.

L’ex presidente della Bce torna poi su quello che è uno dei sui punti cardini: il lavoro. “La priorità – aggiunge – non deve essere solo offrire un reddito di base a chi perde il lavoro. Dobbiamo proteggere la gente dalla perdita del lavoro. Se non lo facciamo emergeremo dalla crisi con una permanente occupazione più bassa”. “La pandemia del coronavirus è una tragedia umana potenzialmente di proporzioni bibliche”, conclude Draghi.