La Biennale sta affondando

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di Fausto Tranquilli

Troppi sprechi. Troppe spese. E adesso arrivano pure le perdite. Milioni di euro che lo Stato sarà costretto a sborsare se vuole tenere in piedi la baracca. La Biennale di Venezia proprio non va. Tanto che la Corte dei Conti ha trasmesso una relazione al Parlamento chiedendo cambiamenti e maggiori fondi pubblici. Sembra proprio che i 16 milioni elargiti nel 2012 non siano sufficienti.

Le bacchettate
La Corte dei Conti ha passato al setaccio la gestione 2012 della fondazione La Biennale. Una struttura nata alla fine dell’Ottocento, tra le più prestigiose d’Italia, impegnata nella ricerca e nella promozione delle nuove tendenze artistiche. Alta cultura, ma qualche grana quando si tratta di fare economia. Le entrate, tra abbonamenti, tessere e biglietti, si sono fermate a 11 milioni, calando così del 53% rispetto all’anno precedente. Fenomeno fisiologico, secondo i giudici, vista la periodicità biennale di alcune manifestazioni. Per la Corte dei Conti il tiro comunque va corretto. Servono più fondi pubblici, che già rappresentano il 37% di quelli della fondazione, e devono essere diminuite le spese. La perdita è stata notevole nel 2012, di oltre due milioni, coperta con le riserve e con una diminuzione netta del patrimonio del 5%.

Pesa tutto sull’erario
La Biennale, del resto, nonostante i buoni propositi fatti al momento della costituzione non è riuscita, come precisano i giudici, a realizzare la previsione normativa di un “ente a partecipazione mista pubblico-privata”. A farne parte sono il Ministero per i beni culturali, la Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Venezia. A presiederla l’economista ed ex ministro nei Governi Amato, Ciampi e Dini, Paolo Baratta, che siede anche nel Cda di Ferrovie e Telecom. A far parte del Consiglio di amministrazione sono poi il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il governatore del Veneto, Luca Zaia, la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, e Adriano Masi Caldogno, del Mibac, che vigila sulla fondazione. Un Cda che costa 166.500 euro l’anno, di cui 130.500 sono solo per il presidente. Vengono poi spesi quasi 61mila euro per i revisori dei conti. Una realtà pesante appunto per le casse pubbliche. Nel 2012 il Mibac ha sborsato 14,7 milioni, 815mila euro la Regione e 400mila euro il Comune. Serve di più. Almeno secondo la Corte dei Conti. E i privati? Appena 1,2 milioni. Un po’ poco sul budget generale.

La cultura costa
Di far camminare la Biennale sulle proprie gambe o quasi proprio non se ne parla. La cultura costa e anche per la Corte dei Conti il costo sembra debba essere quasi integralmente per lo Stato. E andando alle spese è sufficiente ricordare che, sempre nel 2012, allestimenti e disallestimenti degli eventi sono costati 3,1 milioni, gli artisti e le compagnie 776mila euro, la logistica e i trasporti 3,7 milioni, per un totale di 7,7 milioni. Spesi poi 367mila euro per i catering, 1,1 milioni per consumi e utenze e 6,6 milioni per le collaborazioni, più di quanto costa il personale, fermo a 4,4 milioni. Calato il valore della produzione del 17,4% e accumulati debiti per quasi 28 milioni, la Biennale deve cambiare e le Camere dovranno ora valutare cosa fare. Per il 2014 sono diversi gli appuntamenti in programma. Previsti, tra l’altro, la mostra internazionale di architettura, il festival internazionale di danza contemporanea, la mostra internazionale delle arti cinematografiche, il festival internazionale di musica contemporanea. Appuntamenti prestigiosi che richiedono investimenti notevoli. Gli enti pubblici sembra proprio debbano rassegnarsi a mettere mano al portafogli. Dal Ministero per i beni culturali alla Regione retta da Zaia, dal Comune alla Provincia, se la Biennale vuole essere salvata le casse dovranno subire un bel salasso. Un consiglio da Corte dei Conti.

 

 

dall’Ufficio stampa della Biennale riceviamo e pubblichiamo

La Biennale di Venezia opera con l’indirizzo di conseguire equilibri economici su scala
biennale, in armonia con quanto stabilito dalla legge istitutiva (decreto legislativo 19/98),
utilizzando i margini positivi dell’anno di realizzazione della Mostra Internazionale di
Arti Visive, per la copertura dei disavanzi degli anni di Architettura (realizzando inoltre
ogni anno anche la Mostra del Cinema e le manifestazioni di Danza, Musica e Teatro).
Il deficit del 2012 ha trovato così copertura nel risultato realizzato nell’anno precedente
2011, senza bisogno di ulteriori risorse pubbliche. Così come il surplus già annunciato
per il corrente 2013 sarà accantonato per essere utilizzato nel 2014.
Tutto ciò premesso, è stupefacente che l’articolo – pur recependo i concetti che qui
abbiamo ripetuto e riconoscendo l’equilibrio economico su scala biennale, così come
chiaramente evidenziato anche nella relazione della Corte dei Conti – in contraddizione
con se stesso si disperda poi in considerazioni negative sull’andamento economico della
Biennale, infondate, incomprensibilmente fuorvianti e di fatto tendenziose.

Ufficio Stampa la Biennale di Venezia

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