La bomba delle partecipate è ancora accesa. Tra tempi lunghi e concessioni il Governo fa slittare tutto

di Stefano Iannaccone
Politica

Una bomba di 42 miliardi di debiti. Che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Creando ulteriori problemi al bilancio dello Stato. Le società partecipate sono da tempo nell’occhio del ciclone, con l’accusa di diventare spesso dei “poltronifici”. Tanto che Matteo Renzi aveva annunciato: “Ridurremo le municipalizzate da 8mila a mille”. Così il Governo aveva presentato un decreto legislativo per riformare tutto il meccanismo. Ma il testo scritto dalla ministra Marianna Madia torna al punto di partenza. La decisione di Palazzo Chigi è stata quella di rimandare il provvedimento in commissione Bilancio alla Camera e in commissione Attività produttive al Senato, per un secondo parere dopo il primo giro. Perché le perplessità sulla riforma non sono svanite. A cominciare dalla discrezionalità assegnata al presidente del Consiglio nell’indicazione di società libere dalle prescrizioni presenti nella normativa. Senza dimentica che già alcune sono esenti. “Parliamo di partecipate come Expo, Arexpo, Anas, Eur, Gse”, dice a La Notizia il deputato del Movimento 5 Stelle, Giorgio Sorial. “Come se non bastasse Renzi si riserva l’ulteriore possibilità di individuare quali partecipate sono scagionate dalla legge”, aggiunge.

Tempi lunghi
Il provvedimento studiato nel Consiglio dei ministri si poneva un obiettivo ambizioso: limitare la costituzione di nuove società pubbliche, ridurre il numero di quelle esistenti, e rendere più trasparenti i bilanci. Bloccando la assunzioni fino alla fine del 2018, provvedendo a una ricollocazione delle risorse umane “eccedenti”. Proprio sui tempi, però, le opposizioni hanno bacchettato il Governo. Perché “le società a controllo pubblico già costituite all’atto dell’entrata in vigore del presente decreto adeguano i propri statuti alle disposizioni del presente decreto entro il 31 dicembre 2016”, si legge nel testo. Non proprio un intervento immediato.

Stipendi fa manager
Al centro della polemica c’è anche la retribuzione dei manager: potranno ricevere i premi anche nei casi di perdita, a patto che il buco sia minore rispetto all’anno precedente. Inoltre non convince nemmeno il vincolo solo alla logica del bilancio: “I dirigenti potrebbero abbattere i costi, rivalendosi sul personale pur di staccare assegni di premio”, spiegano dal M5S. E Sorial spiega su quale elemento si concentrerà il nuovo passaggio parlamentare sul decreto partecipate. “Bisogna sanzionare i manager che non gestiscono bene i soldi dei cittadini. Chiediamo di legare lo stipendio al rendimento, inteso come prestazione della società e qualità del servizio. Non si può considerare solo il bilancio per premiare un manager”. Perciò il parlamentare pentastellato rilancia uno dei cavalli di battaglia dei 5 Stelle: “Dobbiamo pensare alle partecipate, distinguendolo tra servizi essenziali e servizi strumentali. Perché ci sono servizi, come quello idrico, non devono andare nella direzione del profitto. Invece il Governo pensa solo al profitto. A discapito della qualità del servizio”.