La bomba per Borsellino azionata

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di Fabrizio Gentile

Nessun pentito ha mai chiarito, finora, chi abbia azionato il telecomando usato per l’eccidio di via D’Amelio. Ora i pm di Caltanissetta che hanno riaperto le indagini sulla strage stanno cercando di verificare le ultime rivelazioni di Riina anche se, a distanza di 22 anni, sara’ molto complesso riuscire a venire a capo del mistero. Ma daalle intercettazioni delle conversazioni in carcere di Toto’ Riina emergerebbe una verità dal sapore della beffa: il telecomando usato per la strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato piazzato nel citofono dell’abitazione della madre del giudice.

La verità confusa
Dalle conversazioni tra Riina e Lorusso, molto confuse e difficili da decrittare, non si capisce bene se l’esplosione dell’autobomba che uccise Borsellino e gli agenti della scorta sia stata provocata dallo stesso magistrato, citofonando all’appartamento della madre, o se ad azionare il congegno, piazzato nel citofono, sia stato, come ritenevano gli investigatori, il boss Giuseppe Graviano nascosto a poca distanza. Quest’ultima è l’ipotesi che gli investigatori portano avanti da anni, pur senza riscontro oggettivi.

Un colpo di genio
Totò Riina, nel suo parlare con Alberto Lorusso, detenuto con cui per mesi ha condiviso in carcere l’ora d’aria, definisce “un colpo di genio” la trovata di piazzare il telecomando usato per la strage in cui morirono il giudice Borsellino e gli agenti della scorta nel citofono del palazzo della madre del magistrato. La conversazione, ora trasmessa ai pm di Caltanissetta che hanno riaperto le indagini sull’eccidio di via D’Amelio, risalirebbe ad agosto scorso. Non e’ la prima volta che il capomafia corleonese si vanta delle proprie “gesta stragiste”. Nelle lunghe chiacchierate con Lorusso, il boss alterna minacce ai magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia con ricordi dell’epoca delle bombe mafiose: “Io ho vinto proprio, ho vinto da strafare”, dice. E rivendica, con toni irridenti, gli attentati di Capaci e via D’Amelio e, tra gli altri, gli omicidi del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e del giudice Rocco Chinnici.

I commenti
“Le intercettazioni del boss Totò Riina rese note in queste ore rendono sempre più importante fare luce sul recente malore che ha colpito il boss e sul suo trasferimento lampo in ospedale”. E’ quanto afferma deputato Pd della commissione Antimafia Davide Mattiello che aveva presentato nei giorni scorsi una interrogazione al ministro della Giustizia sull’episodio del malore che ha colpito il boss di Cosa Nostra Totò Riina, detenuto nel carcere di Opera, chiedendo la conferma che il suo momentaneo e breve trasferimento in ospedale fosse indispensabile, che le strutture mediche del carcere non fossero sufficienti per i dovuti accertamenti medici e di verificare puntualmente con quali persone Riina sia entrato in contatto nel corso dell’episodio. “Riina – spiega Mattiello – è stato mittente di minacce nei confronti dei magistrati di Palermo e destinatario, a sua volta, di un’intimidazione contenuta in una lettera della fantomatica Falange Armata. Emerge dalle sue conversazioni registrate durante l’ora d’aria in carcere che Riina ha rivelato particolari non irrilevanti sulle dinamiche dell’attentato in via D’Amelio. Per questo chiediamo certezza sul fatto che non sia stato a contatto con nessuno estraneo al mondo carcerario durante quel trasferimento”.