La brutta lezione dei presidi. I dirigenti scolastici temono processi in caso di contagi. Ma la Azzolina seda gli animi: gli alunni sono la priorità

di Antonio Acerbis
Politica

Manca ormai poco meno di un mese prima che la campanella di inizio anno scolastico torni a suonare. E la situazione continua ad essere decisamente poco chiara. L’ultima nota stonata – e che certamente non aiuta in una situazione già di per sé complicata – arriva dai presidi, impegnati in questi giorni ad applicare i protocolli di sicurezza previsti dagli scienziati. I dirigenti scolastici, infatti, hanno chiesto di rivedere la “responsabilità penale” in caso di professori o bidelli contagiati dal virus. E di sapere con congruo anticipo quando verranno “consegnati i banchi monoposto“. A rispondere alle perplessità dei dirigenti ci ha pensato la stessa ministra Lucia Azzolina sedando gli animi e spiegando che è al lavoro “da mesi” per permettere ai ragazzi di tornare in sicurezza in aula. “È una priorità assoluta del Governo perché è una priorità di tutto il Paese”, spiega in un post su Facebook.

I DUBBI. Il tema, infatti, è che come spesso accade c’è chi soffia sul fuoco delle difficoltà per strumentalizzare. E così, dalle opposizioni, si fa largo la voce secondo cui il governo non sarà in grado di garantire l’ordinario avvio dell’anno scolastico. Un pericolo che, al momento, non c’è proprio grazie al fatto che l’esecutivo, e in primis il ministero dell’Istruzione, si è mosso a tempo debito. Per evitare ultriori problemi o ritardi, però, “ora servono responsabilità e consapevolezza da parte di tutti”, come spiega la stessa Azzolina. “Dobbiamo rispettare le norme di sicurezza ogni giorno. Dobbiamo tutelare la nostra salute e quella degli altri. È importante farlo per non disperdere i sacrifici di questi mesi. Le scuole non vanno solo riaperte, dobbiamo fare in modo che poi non richiudano“.

Ed è anche in questo senso che nascono ora le le preoccupazioni dei presidi. In occasione della presentazione del vademecum per i dirigenti scolastici (stilato dall’Associazione nazionale presidi per i suoi iscritti), il presidente Antonello Giannelli ha mandato un messaggio direttamente a Roma. “Abbiamo chiesto prima della riapertura delle scuole di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro”, ha dichiarato. Il rischio è che in caso di personale contagiato, i presidi siano esposti a eventuali cause giudiziarie, dal momento che “il covid è equiparato a un incidente sul lavoro“. “Se il dirigente scolastico attua il protocollo sanitario”, sostiene, “allora non gli si deve imputare nulla. Non parliamo di scudo penale, perché quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”.

BANCHI SI’ E BANCHI NO. Non è, però, l’unica questione aperta sul tavolo. Giannelli, infatti, si è soffermto anche sui tanto contestati banchi (a rotelle e tradizionali) ordinati con un bando europeo a cui hanno partecipato 14 aziende. “I dirigenti chiedono di conoscere con urgenza il calendario di consegna dei banchi monoposto. Non è possibile che lo vengano a sapere all’ultimo momento: l’organizzazione richiede tempo“, denuncia. C’è da dire, in realtà, che per ora tutto procede al meglio considerando che le commesse sono state chiuse. In caso di ritardi, aveva già fatto sapere il Commissario all’emergenza Domenico Arcuri, sono previste sanzioni per le aziende che non rispettano i patti. “Non si devono vanificare gli enormi sforzi profusi dai Presidi, dai loro collaboratori, dal Ministero e dai suoi uffici territoriali, dagli enti locali affinché la ripartenza avvenga per tutti nella massima sicurezza”, spiega Giannelli.

A suo parere, “è impensabile che la mascherina sia l’unica arma di difesa dal contagio, perché sappiamo benissimo quanto sia faticoso, per gli alunni e per il personale, indossarla per ore”. Timori che lo stesso Arcuri rimanda al mittente: “I banchi monoposto e le sedute attrezzate saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre nei diversi istituti scolastici italiani che ne hanno fatto richiesta”, si legge in una nota diramata dai suoi uffici. “La distribuzione avverrà secondo una programmazione nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori”. Nonostante le rassicurazioni, però, il clima resta teso. La situazione, d’altronde, è difficile e le incertezze inevitabilmente sono molte. È proprio in questi casi, però, che la collaborazione tra le diverse istituzioni è fondamentale.