La buona scuola parte con una pessima lezione. Ottomila insegnanti rinunciano al posto. E i 70mila che hanno risposto adesso pregano: molti dovranno trasferirsi da sud a nord

Monica Tagliapietra
Cronaca

 

di Monica Tagliapietra

Ottomila insegnanti che rinunciano al posto. E altri che probabilmente lo faranno più avanti per non accettare il trasferimento quasi sempre previsto da sud a nord Italia. Nell’Italia della disoccupazione ai massimi di sempre c’è anche questo esercito di precari che sbatte la porta in faccia al lavoro tanto atteso nella scuola. Insegnanti ai quali fanno da contro altare i quasi 70mila che invece hanno presentato nei termini il formulario online per le assunzioni.

In palio ci sono in tutto 103mila posti sbloccati dalla recente contestatissima riforma della cosiddetta “buona scuola”. Ora sarà il ministero a stabilire dove spedire ciascuno dei pretendenti proveniente dalle liste dei precari delle graduatorie ad esaurimento idonei ai concorsi a cattedra. Una sorta di lotteria basata sui punteggi e con priorità per i vincitori di concorso, che i sindacati hanno molto contestato, definendo quelle presentate nel Mezzogiorno “domande della disperazione”.

Per moltissimi si tratterà di cambiare città, visto che i due terzi degli insegnanti provendono dalle graduatorie delle regioni meridionali. Soddisfatta dell’inedita procedura nazionale invece il ministro Stefania Giannini, nelle sue prime dichiarazioni quasi incredula che la piattaforma del ministero abbia funzionato senza i soliti intoppi.

Subito dopo l’approvazione in Parlamento della riforma, a fine luglio, gli uffici scolastici hanno cominciato ad assumere i docenti, arrivando oggi a quasi 29mila cattedre. Restano ancora da assegnare, con una selezione sempre su base nazionale, altri 55mila posti. Un’infornata senza precedenti.