L’indulto non è per i mafiosi

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dalla Redazione

“L’indulto è una prerogativa del Parlamento, ma di regola questi detenuti sono condannati per tipologie di reato da sempre escluse da provvedimenti di clemenza”. Il Guardasigilli Annamaria Cancellieri prova a smorzare le polemiche scaturite dopo la messa in onda in tv e via web delle intercettazioni di Totò Riina nelle quali il boss commentava, minacciando magistrati e politici, le ultime vicende nazionali. Nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare antimafia, la Cancellieri ha sottolineato l’esclusione dei detenuti sottoposti al regime di 41 bis da quelli che potrebbero beneficiare di un eventuale indulto. “E’ gravissimo – ha detto – che in tv siano andati i filmati di detenuti al 41 bis. Sono stati fatti accertamenti e approfondimenti, ma non sono emersi elementi per procedere”.

Ma il caso Riina non è l’unico pensiero della Cancellieri: “Escludo che ci siano stati accordi tra il Dap e l’Aisi diversi da quelli stabiliti dalla convenzione”. Oggetto della precisazione è il cosiddetto “protocollo farfalla”, ossia un accordo intercorso tra servizi e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per raccogliere elementi utili dai detenuti in 41bis. Il ministro ha fatto riferimento ha quanto aveva già riferito sempre di fronte alla commissione parlamentare Antimafia il capo del Dap, Giovanni Tamburino, che sentito l’8 gennaio scorso, aveva dichiarato di non essere a conoscenza del protocollo farfalla, mentre attualmente, sulla base di una norma del 2005 che regola i rapporti tra servizi e pubbliche amministrazioni, esiste una convenzione formalizzata tra Aisi e Dap. Quella stessa convenzione a cui ha fatto riferimento Cancellieri. “Tutte le volte – ha spiegato il ministro – che la polizia penitenziaria viene a conoscenza di fatti che possono essere notizie di reato, è tenuta a informare l’autorità giudiziaria. Sarebbe di estrema gravità un accordo o un atto di indirizzo che violasse questa fondamentale norma”.