La Capitale che non sa navigare

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Di Angelo Perfetti

Come al solito la Giustizia ci mette anni per arrivare alla fine del suo percorso; nel caso specifico sono passati addirittura 11 anni da quando, nel 2003, il Comune di Roma provò con determina dirigenziale, a farsi pagare da Fastweb i lavori di ripristino del manto stradale dovuti alla posa in opera di cavi per la telefonia veloce, la cosiddetta fibra ottica. La pretesa, detta così, sembrerebbe legittima, ma il Campidoglio pensò bene di stabilire delle tariffe forfettarie, sia che effettivamente quei lavori fossero necessari sia che non lo fossero. E la società di telefonia impugnò questa ordinanza, che valeva un paio di milioni di euro di esborso. Perché in molte parti di Roma Fastweb non ruppe il manto stradale ma utilizzò il preesistente condotto utilizzato anni addietro da Poste italiana per spedire la posta pneumatica, e anche perché quando si è resa necessaria la rottura, non avrebbe dovuto pagare a forfait ma in base all’eventuale danno effettivamente fatto.

L’azione legale
Mentre si parla tanto di alfabetizzazione informatica, dunque, le amministrazioni locali, in particolare il Campidoglio, giocano al rialzo per tentare di mettere una pezza ai conti disastrati. Poi però si va a sbattere contro i giudici contabili, che rimettono le cose a posto. Per il Tar è sbagliato “il provvedimento autoritativo del Comune di Roma, il quale sulla base del fatto di aver sopportato oneri per il ripristino della sede stradale sotto la quale Fastweb ha inserito fibre ottiche, ha richiesto il pagamento di un ulteriore contributo, distinto dal canone di concessione per l’uso di suolo pubblico”. In sostanza il tribunale amministrativo ha accolto la tesi di Fastweb secondo la quale il Campidoglio avrebbe eventualmente solo potuto prevedere il ristoro delle spese sostenute dall’amministrazione per attività rese necessarie dopo l’installazione dei cavi.

Tempo perso
Mentre negli anni si è perso tempo in questioni amministrative, si è perso di vista l’obiettivo principale: mettere in condizione i cittadini (e le aziende) di usufruire di servizi adeguati sotto il profilo della telefonia. E invece nella Capitale è un far west, con ampie zone di Roma dove la linea internet ancora viaggia sul vecchio doppino telefonico. Con il risultato che tutti i mega promessi dalle varie promozioni, nella realtà non sono fruibili. Anzi, spesso se si vuole mantenere una certa stabilità di segnale, bisogna abbassare l’impostazione a circa un mega di velocità, molto di meno di quanto sarebbe possibile se tutto il territorio della capitale fosse già cablato.

Il progetto
Seicento milioni per fare di Roma la prima capitale digitale d’Europa. Era il 2009 quando si annunciarono i cinque anni di lavori per scavare cunicoli e opere civili in cui posare la fibra ottica che doveva portare la banda ultra larga da 100 megabit al secondo nelle case dei romani, negli uffici della pubblica amministrazione e del terziario, nei negozi, negli alberghi e nei capannoni dei distretti industriali romani. Un progetto che non visto luce, tanto che nel 2013 ne è stato fatto un altro.
Un accordo siglato in Campidoglio da Acea, Telecom Italia e Fastweb alla presenza del sindaco Gianni Alemanno ha previsto entro il 2014 Internet superveloce, quello fino a 100 megabit al secondo, per 950mila tra famiglie e imprese in tutte le zone di Roma. Investimento programmato, 300 milioni di euro. Siamo a luglio, e l’unica certezza è che il Tar ha dato ragione a Fastweb per lavori eseguiti dieci anni fa. Internet sarà anche veloce, ma i lavori per offrirlo ai residenti sono decisamente più lenti.

Parlare con il cellulare nella Città Eterna resta un’impresa ardua

Ci sono dei tratti della Capitale dove parlare al cellulare risulta un’impresa. E non è questione di gestore, è una carenza strutturale. Nonostante l’invasione di antenne, la Capitale d’Italia resta ancora oggi un terno a lotto per chi pensa di usare il telefono mobile per i propri affari. Navigare con un telefonino sulla rete 4G, non importa se si è clienti Tim o Vodafone, è troppo spesso impossibile. E dire che la quarta generazione di telefonia mobile non costa certo poco. La diffusione territoriale dei servizi è però il vero ostacolo. Gli operatori parlano addirittura di 100 Mbps. La realtà, però, è diversa: la velocità massima a cui si può arrivare è 70 Mbps. La velocità di navigazione reale è, dunque, davvero più contenuta. E la strada per rendere accessibile a tutti le potenzialità del 4G è ancora molto lunga.