La carica degli ex ambasciatori con doppi e tripli stipendi

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di Stefano Sansonetti

Un cumulo di stipendi da fare impressione. Sui quali, tra l’altro, per ora non c’è molta trasparenza. Certo, come prima applicazione della direttiva Saccomanni sulle nomine nelle società pubbliche ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più. Di sicuro da questa prima tornata di scelte, che ha coinvolto Sace e Fincantieri, vengono fuori le figure di ex ambasciatori che si siedono su poltrone di peso, da una parte andando a conquistare il relativo gettone, dall’altra portandosi dietro la loro ricca pensione. Un caso riguarda Giovanni Castellaneta, classe 1942, un passato da ambasciatore in Iran, Australia e Usa. Ebbene, Castellaneta è stato confermato al vertice di Sace, la società di assicurazione attiva nel settore dell’export credit e controllata al 100% dalla Cassa depositi e prestiti (a sua volta partecipata all’80% dal Tesoro). Castellaneta potrà quindi continuare a cumulare la sua consistente pensione da ex ambasciatore al “gettone” di presidente della Sace. Entrate a cui è in grado di aggiungere anche l’emolumento “privato” che riceve in qualità di presidente di Italfondiario, società di cartolarizzazione dei crediti che fa capo agli americani di Fortress e Merrill Lynch e alla banca italiana Intesa Sanpaolo. Le cifre in gioco sono ingenti. Basti considerare che in carriera un ambasciatore arriva a guadagnare 380 mila euro lordi l’anno. Per quanto opportunamente decurtata, la conseguente pensione è a pieno diritto definibile “d’oro”.

E a quanto ammonta il compenso di presidente Sace? Nel bilancio non c’è traccia, e la società fa sapere che il dato non è pubblicato. Rimane agli atti un’interpellanza dell’allora capogruppo Idv alla camera, Massimo Donadi, che riferiva a Castellaneta un lordo annuo di 200 mila euro pagato da Sace.
Situazione simile per Vincenzo Petrone, classe 1946, scelto come presidente di Fincantieri, altra controllata di Cdp. Petrone è un ex ambasciatore che ha lavorato in Brasile e Giappone e che nel 2012 è stato nominato dall’allora viceministro Corrado Passera presidente della Simest, società per l’internazionalizzazione delle imprese nel frattempo confluita in Cdp. Insomma, per lui al momento si profila un cumulo tra pensione e gettoni da presidente Simest e Fincantieri. Anche qui, però, dal bilancio di Fincantieri non risulta una cifra precisa per il ruolo di presidente, assenza confermata dalla società. Ma perché tanti misteri? In fondo la Cdp, che controlla sia Sace sia Fincantieri, indica prontamente gli emolumenti singoli dei suoi vertici: per l’ad Giovanni Gorno Tempini 1 milione e 35 mila euro e per il presidente Franco Bassanini 280 mila. Basterebbe che Sace e Fincantieri si adeguassero a quanto fa la Cassa depositi. Altrimenti di che trasparenza parliamo?

@SSansonetti