La Cassazione dice no al Cav. Cambio di strategia del leader

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di Lapo Mazzei

In seconda serata su Canale 5 va in onda questa sera il “Silvio Berlusconi show”. Non uno spettacolo qualunque, dal momento che manderà in onda una lunga intervista all’ex presidente del Consiglio incentrata sulla decisione della Corte di Cassazione di non accogliere lo spostamento dei processi “Ruby” e “Mediaset” da Milano a Brescia. Uno schiaffo a piene mani, quello degli ermellini del Palazzaccio, consegnato al leader azzurro ieri mattina. Ovviamente a mezzo stampa. Non solo show dunque, visto che la chiacchierata con il leader azzurro, realizzata da Andrea Pamparana, va in onda alla vigilia dell’udienza di domani per il processo d’appello sui diritti televisivi, anche se la difesa ha già annunciato che ne chiederà la sospensione in attesa della decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione, legato al legittimo impedimento dell’ex premier, sollevato dalla presidenza del Consiglio dei ministri nei confronti dei magistrati di Milano. “Secondo la sentenza di primo grado”, osserva Berlusconi, “avrei evaso il fisco per 3 milioni. In quello stesso periodo”, aggiunge, “il mio gruppo ha versato allo Stato 567 milioni. Che senso aveva una evasione di quella portata?”. Già, una bella domanda, quella del Cavaliere che irrompe sulla scena politica nel momento in cui la Cassazione ha rimesso la palla nelle mani del tribunale di Milano. “Confido in una sentenza di piena assoluzione”, sostiene l’ex premier, “a meno che si voglia ancora una volta eliminarmi attraverso la via giudiziaria. Un tentativo che sta avvenendo da oltre 20 anni”.
Inutile sottolineare che tutto ciò, da marginale, sia diventato centrale nel dibattito politico di casa nostra. Perché se i processi continueranno ad essere celebrati a Milano, è altrettanto vero che la partita politica si gioca a Roma. Sullo sfondo, come è facile capire, ci sono i giochi di potere legati al governo e alla sua durata. In cerca del salvacondotto che lo faccia uscire sano e salvo dalla palude nella quale si ritrova (grazie anche alla decisione della Cassazione), sino ad oggi Berlusconi ha usato l’arma dell’Imu per tenere a freno l’esecutivo guidato da Enrico Letta, al di là delle esigenze elettorali legato al voto delle amministrative. Ma sa benissimo che non può tirare troppo la corda. Andare al voto ora, nonostante i sondaggi diano in vantaggio il centrodestra con ampio margine, sarebbe troppo rischioso, visto che le carte processuali verrebbero usate come manifesti elettorali. Da qui il cambio di strategia giudiziaria e la ricerca di una terza via politica che tenga insieme il sostegno al governo, le esigenze del partito e la ricerca del salvacondotto giudiziario. Un triangolo difficile da far quadrare.

Commissioni, ultima trincea
Nel frattempo tiene banco la “battaglia” per la presidenza delle commissioni di Camera e Senato, l’ultima trincea per i berlusconiani duri e puri, guidati in questa crociata dalla nuova “pasionaria” azzurra Laura Ravetto, alla ricerca di un premio di consolazione, dopo l’esclusione dal giro del governo e dei sottosegretari. Gli ex ministri e sottogretari del Pdl, infatti, puntano ad una poltrona di peso pur di avere un sufficiente margine di visibilità. Ma le uniche certezze, al momento, riguardano le commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato che andrebbero rispettivamente a Francesco Paolo Sisto del Pdl e Anna Finocchiaro del Pd. Ovviamente anche all’interno del Pd la situazione è piuttosto fluida, visto che la conta dei posti fra le varie anime del partito ha prodotto un risultato dispari.
Gli unici ad avere le idee chiare sono i parlamentari del Movimento cinque Stelle. I grillini, infatti, presenteranno la propria ‘squadra’ per le commissioni parlamentari. I membri per le quelle permanenti sarebbero già stati individuati. quando il Movimento tentò di ‘occupare’ le aule delle commissioni per protestare contro il ritardo nella loro convocazione (si doveva ancora votare la fiducia al governo, ndr.) i parlamentari si erano già divisi i compiti in base alle proprie competenze specifiche. I riflettori sono puntati, invece, sulle commissioni bicamerali. Alla Camera, i deputati si sono riuniti e hanno deciso la propria squadra di candidati per Copasir e Vigilanza Rai. Ma già circola qualche nome: Roberto Fico è il candidato forte per la Vigilanza Rai. Sarà accompagnato da Stefano Vignaroli e Dalila Nesci. Per il Copasir è stato indicato Angelo Tofalo. I deputati designati dai loro colleghi dovranno confrontarsi però con i colleghi indicati dai senatori del M5S. I due gruppi si sarebbero riuniti ieri sera per selezionarli, adottando il metodo della graticola. I candidati, senatori e deputati, dovranno sottoporsi al fuoco di domande dei loro colleghi e alla votazione finale. E poi c’è il nodo Giustizia, dove si sono arenate le trattative. perché al Pd non va giù la richiesta del Pdl di affidarla all’ex ministro Francesco Nitto Palma al Senato: in questo caso per la Camera ci sarebbe la deputata Pd Donatella Ferranti. Sulla scelta, come ovvio, pesa come un macigno la scelta della Cassazione che ha blindato i processi milanesi che potrebbero portare ad un’altra condanna per il Cavaliere.