La cena amara con la Merkel all’Expo. Il nostro premier chiede più flessibilità sui conti pubblici. Berlino vorrebbe dire nein ma non può far cadere Renzi

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di Carola Olmi 

Non è un incontro in campo neutro. Siamo a Milano, all’interno di un Expo che mostra il volto di un’Italia che ce la fa a rispettare i suoi impegni. Ma il faccia a faccia tra il nostro premier e Angela Merkel si svolge tutto dentro il padiglione tedesco. Renzi deve sbrigarsi allora a mandare segnali per farci capire dove vuole andare a parare e mentre accompagna la cancelliera appena arrivata con il marito risponde alle sue domande con una promessa: “Siamo arrivati in tempo per la partenza, arriveremo in tempo anche per il futuro”, le dice rispondendo alla domanda sulla destinazione dell’area una volta conclusa l’Esposizione universale. La visita è in forma privata, senza incontri con i giornalisti. La Merkel ha dovuto anticiparla di un giorno per tornare a Berlino e presidiare il nuovo voto del Parlamento sugli aiuti economici alla Grecia.

I DOSSIER APERTI
L’appuntamento precedente vide una sessantina di voti della maggioranza contrari. Ora che bisogna dare ad Atene qualcosa come 83 miliardi è possibile che vengano a mancare altri voti. Meglio allora essere sul posto. I temi economici, insieme al dramma degli immigrati, sono d’altronde il piatto forte anche dell’incontro di Milano. Renzi non ha altre tasche dove trovare almeno 25 miliardi necessari per la prossima legge di stabilità. L’unica possibilità per non rimangiarsi la parola su tutta la linea e dare una possibilità al nostro Paese di riagganciare una crescita significativa sta nella flessibilità della Commissione europea sui nostri conti. E qui non c’è speranza senza un via libera della cancelliera. La Germania ad oggi sta ricambiando il rigore moderato applicato da Palazzo Chigi. Renzi sta tenendo buona la piazza a forza di promesse e annunci, mentre l’imposizione fiscale resta alle stelle, con l’effetto di bloccare anche quei vantaggi economici che ci arrivano dalla Bce e dal prezzo del petrolio ai minimi da sei anni. La contropartita di tutto questo è il livello basso dello spread, come Renzi ha fatto furbamente notare proprio durante il percorso con la Merkel, davanti al videowall all’interno del quale, in alcuni piccoli monitor, sono simulati gli andamenti di mercato borsistici e delle materie prime. “Fammi controllare lo spread”, ha detto Renzi, anticipando uno degli argomenti da far digerire alla cancelliera: la possibilità di usare come un tesoretto i risparmi arrivati grazie agli interessi bassi sul nostro debito.

IL MALE MINORE
La Merkel sa bene che senza una politica Ue accomodante il Governo italiano può vacillare e questa è l’ultima delle disavventure che possano capitare dopo aver archiviato – per ora – il caso Grecia ma con ben altri dossier tutti da affrontare: la Libia, l’Ucraina e la crescita che non c’è mentre Cina e Usa si combattono con le monete. Ufficialmente dunque non è arrivato nessun impegno. Ma sapremo presto se la cena di ieri è stata più gustosa per Angela o per Matteo.