L’obiettivo dei droni ucraini non era la residenza di Vladimir Putin a Valdaj. A smentire la versione fornita dal Cremlino per irrigidire la sua posizione nelle trattative per la pace in Ucraina è la Cia. Gli attacchi del 29 dicembre sono stati denunciati da Mosca sostenendo che 91 droni puntassero la residenza del presidente russo. Un’accusa di un attentato che arrivava mentre erano in corso le trattative a Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky.
Proprio il presidente ucraino ha da subito detto che fosse un attacco costruito ad arte dai servizi russi per poterlo usare come argomento contro un possibile accordo per la pace e per poter portare avanti nuovi attacchi contro Kiev.
La Cia smentisce il Cremlino sugli attacchi alla residenza di Putin
Trump ha inizialmente creduto alla versione russa, che gli è stata prospettata telefonicamente dallo stesso Putin. Ma il 31 dicembre il presidente Usa è stato informato dal direttore della Cia, John Ratcliffe: l’inchiesta sul caso ha portato a stabilire che l’obiettivo dei droni erano alcune installazioni militari nella regione di Novgorod.
La notizia è stata riferita dal Wall Street Journal e per ora nessuno, da Washington, l’ha commentata né smentita. Ma anche Trump sembra condividerla, tanto da rilanciare un articolo in cui si parla del falso attacco e della Russia che ostacola la pace. Mosca, intanto, ribadisce che l’attacco era diretto verso la residenza di Putin.
Il ministero russo della Difesa ha invece assicurato che fornirà prove a sostegno della tesi del Cremlino: “I materiali saranno inviati agli americani attraverso canali consolidati”, viene comunicato da Mosca.