La Cina crede ancora all’Italia ed entra in UniCredit e Mps. Rilevato il 2% delle due banche per 770 milioni. L’investimento a Piazza Affari supera 4 miliardi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La Cina si avvicina. Anzi, pezzo a pezzo ci cucina. Da oltre un anno Pechino sta comprando – agli attuali prezzi, molto bassi – grandi e piccoli gioielli della nostra economia. Shopping che ha interessato quote di Eni ed Enel, Terna, Saipem, Generali, Banca Intesa San paolo, Mediobanca, Prysmian, Telecom e Fiat (adesso diventata l’americana Fca, ma per chi ha nostalgia del Lingotto sempre del gruppo italiano si tratta). Adesso l’ultima operazione: la People’s bank of China, cioé la Banca centrale della Repubblica Popolare Cinese, è infatti entrata nel capitale di UniCredit e Monte Paschi di Siena.

MANI FORTI
Ovviamente due operazioni fatte come può permettersi di fare una delle più grandi economie del pianeta e di conseguenza una delle più potenti banche centrali. Le operazioni, datate 29 e 30 giugno – ma comunicate alla Consob solo ieri – riguardano rispettivamente il 2,005% di UniCredit e il 2,010% di Mps. Ai livelli di venerdì scorso, le quote appena acquistate valgono circa 770 milioni di euro. Somma che porta il totale degli investimenti cinesi a Piazza Affari a circa 4 miliardi di euro, proprio mentre la Borsa di Shanghai è sotto scacco per una bolla speculativa che ha mandato in fumo quasi 3.000 miliardi di dollari e alcune decine di quotazioni previste. L’Italia, dunque, si sta rivelando un ottimo mercato su cui investire. E su diversi degli investimenti realizzati in società quotate, già adesso l’investitore cinese sta registrando una importante plusvalenza. I cinesi, però, in Italia non hanno investito solo in società quotate. Basti ricordare la recente maxi-acquisizione da due miliardi di euro messa a segno da State grid corporation of China (Sgid), colosso statale delle utility, del 35% di Cdp reti, a cui fanno capo proprio le due reti per la distribuzione di energia e gas, Terna e Snam. E l’ingresso non molto tempo prima della Shangai electric nel capitale di Ansaldo Energia col 35%.

AFFARI D’ORO
La presenza di così massicci investimenti cinesi non è una novità in Europa, soprattutto in Gran Bretagna e Francia. L’Italia però era rimasta per anni poco gettonata. In tal senso si erano spesi diversi governi, con una particolare attenzione da parte di quello Letta e dell’attuale esecutivo Renzi. Investimenti che continuano ad arrivare ma che al momento non sembrano giovare più di tanto all’intero mercato azionario e alle quotazioni delle singole grandi aziende nel mirino dei cinesi.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA